Come riportato dal Financial Times, Vladimir Putin avrebbe chiesto a diversi oligarchi russi di fare donazioni spontanee per contribuire alle spese militari che, dopo quattro anni di conflitto in Ucraina, stanno diventando sempre meno sostenibili per il Paese. Secondo alcune fonti anonime, il presidente avrebbe raccolto gli imprenditori per un incontro, durante il quale li avrebbe rassicurati circa la sua intenzione di continuare a combattere fino alla completa riconquista del Donbass. Considerando l’enorme influenza che il regime ha su di loro, un rifiuto da parte loro appare piuttosto; sembra che il miliardario Suleiman Kerimov abbia annunciato di essere disposto a concedere un miliardo di euro alla causa, e anche Oleg Deripaska, magnate nel settore dei metalli, avrebbe garantito la propria disponibilità.
Se, a cavallo tra il 2023 e il 2024, la Russia aveva registrato una crescita maggiore rispetto ai Paesi occidentali, riconvertendosi in un’economia di guerra, ora sembra faticare a reggere il peso di una guerra che impegna così tante risorse, senza alcuna garanzia di vittoria o di risoluzione nel prossimo futuro. Dopo le sanzioni internazionali imposte contro le sue compagnie petrolifere, infatti, il Cremlino si è visto costretto ad attingere dal fondo sovrano che, per molti anni, aveva incrementato attraverso i profitti della vendita di gas naturale e petrolio. Ora, a quattro anni dall’inizio dell’invasione, le entrate sono in enorme calo, e Mosca sta spendendo più di quanto stia incassando. Nel 2025, il suo deficit è arrivato al 2,6% del PIL, contro una stima iniziale dello 0,5%. In questo contesto, la Russia avrebbe solo altri tre modi per finanziarsi: emettere debito, alzare le tasse o tagliare le spese.
La guerra non conviene più nemmeno a Putin
Nel 2025, il governo russo ha aumentato il budget per la spesa militare del 42%, raggiungendo infine l’equivalente di centoquaranta miliardi di euro. All’inizio di quest’anno, inoltre, l’IVA è cresciuta dal 20 al 22%: lo scopo di Putin è arrivare a incassare, nell’arco di tre anni, oltre sei miliardi di euri, grazie alle piccole e medie imprese che, però, rischiano così di essere schiacciate dal peso delle imposte. Il ministro dell’Economia, Maxim Reshetnikov, ha rivelato che il governo starebbe valutando anche una ulteriore tassa sugli extraprofitti, simile a quella del 2023 a discapito di alcune grosse aziende, nel caso in cui il valore del rublo continuerà a scendere.
Questo, naturalmente, non vuol dire che la Russia sia sul punto di collassare dal punto di vista economico, o di cedere a livello bellico. L’Ucraina si trova in una situazione finanziaria decisamente più compromessa, e rischia di esaurire le risorse già nel 2026, senza il sostegno dei Paesi europei. Rispetto alle prime fasi del conflitto, tuttavia, le cose si sono complicate anche per Mosca: se, in principio, l’invasione aveva portato il Paese a crescere, sul lungo termine questi benefici stanno via via scemando e, al contrario, un prolungamento della guerra inizia a non convenire più a nessuno, nemmeno a Putin.
Federica Checchia




