Il governo dell’Australia ha accusato META, TikTok e Google di non aver rispettato il divieto imposto dalle autorità sull’utilizzo dei social media da parte dei minori di sedici anni, dopo che l’Ufficio Nazionale per la Sicurezza Online ha segnalato che molti bambini possiedono ancora un account. Un sondaggio, condotto su novecento genitori australiani, ha rilevato che circa un terzo (31%) ha affermato che i propri figli avrebbero ancora a disposizione uno o più profili sui social network, nonostante le limitazioni, rispetto al 49% prima dell’introduzione della legge. Secondo quanto emerso, del numero totale di minori di sedici anni che avevano un account su Instagram, Snapchat e TikTok, il 70% ha mantenuto l’accesso.

Quali sono le limitazioni sui social media imposte dall’Australia

Instagram, Facebook, Snapchat, TikTok e YouTube sono tutti sotto inchiesta per potenziale violazione delle norme, e la ministra delle comunicazioni australiana, Anika Wells, ha affermato che le aziende non starebbero facendo abbastanza per far rispettare il divieto. La Commissione per la sicurezza online sostiene che la tecnologia utilizzata dalle società, come la stima dell’età tramite riconoscimento facciale, non sia sufficientemente efficace, e ha dichiarato che i loro controlli superficiali permettono agli adolescenti di tentare ripetutamente la verifica dell’età fino a quando non ci riescono.

«Niente di tutto ciò è impossibile. Niente di tutto ciò è nemmeno difficile per le grandi aziende tecnologiche, che sono innovative e fatturano miliardi di dollari. Ciò che emerge da questo aggiornamento è inaccettabile», ha riferito a Canberra. «Se queste aziende vogliono operare in Australia, devono rispettare le leggi australiane». Le leggi sull’età minima per l’utilizzo dei social media impongono che Facebook, Instagram, Snapchat, Threads, TikTok, Twitch, X, YouTube, Kick e Reddit attuino delle restrizioni in base all’età. Entrate in vigore lo scorso dicembre, prevedono una sanzione massima di 49,5 milioni di dollari australiani.

META replica alle accuse

Wells ha rivelato che eSafety starebbe continuando a raccogliere prove prima di decidere se procedere contro le aziende sospettate di violare i patti. «Quello che stiamo vedendo è la dimostrazione del minimo indispensabile da parte delle aziende di social media, una strategia tipica delle grandi aziende tecnologiche… Cercano di confondere le acque, di gettare dubbi su qualsiasi regolamentazione», ha detto. «Vogliono che tutti voi segnaliate oggi che le leggi non funzionano. Questo li aiuta nel loro intento di ridurre al minimo la regolamentazione in tutto il mondo. Quindi non sono sorpresa da nulla di tutto ciò. Ce lo aspettavamo».

In un comunicato, META ha ribadito il proprio impegno a rispettare il divieto sui social media e a collaborare con eSafety e il governo: «Abbiamo anche chiarito che determinare con precisione l’età online è una sfida per l’intero settore, in particolare per quanto riguarda la fascia d’età dai 16 anni in su, dove lo stesso studio governativo sulla tecnologia di verifica dell’età ha rilevato “margini di errore naturali”. L’approccio più efficace, rispettoso della privacy e coerente è quello di richiedere una solida verifica dell’età e l’approvazione dei genitori a livello di app store e di sistema operativo prima che un adolescente possa scaricare un’app o creare un account». TikTok e Google, al contrario, non hanno ancora commentato la vicenda.

Federica Checchia