Gli sforzi avanzati dal Gruppo Sony per incoraggiare più donne a intraprendere studi e carriere nelle scienze e nell’ingegneria sono essenziali. L’azienda sta dando la possibilità alle studentesse delle scuole medie e superiori di poter entrare in contatto con donne impegnate nel settore o con studentesse universitarie che vogliono intraprendere quelle carriere. L’obiettivo del Gruppo Sony è di alimentare, attraverso un’interazione diretta, l’entusiasmo della scoperta e il fascino di determinati percorsi professionali. Un passo importante che apre uno stralcio a un problema radicato della società giapponese.

Il Gruppo Sony riconosce l’assenza di un modello di riferimento per le donne

Alcune studentesse universitarie, durante un evento tenutosi lo scorso dicembre presso la sede centrale del Gruppo Sony, si sono interfacciate con delle studentesse delle scuole superiori che nutrono interesse nelle carriere scientifiche e ingegneristiche. Una delle ragazze universitarie ha dichiarato: «Non ne ho mai abbastanza dell’emozione di essere costantemente ispirata». Quest’ultima fa parte di un gruppo di beneficiari del programma di borse di studio del Gruppo Sony lanciato nel 2024 e destinato proprio agli studenti di scienze e ingegneria. Il programma offre a circa 10 studenti borse di studio non rimborsabili fino a 7.560 dollari annui, per un massimo di sei anni. Il progetto, tuttavia, richiede ai partecipanti di prendere parte ad attività che promuovano il fascino di questi percorsi professionali.

Durante l’evento le studentesse delle scuole medie hanno avuto anche la possibilità di interfacciarsi con delle ingegnere dell’azienda. Un’opportunità tutt’altro che irrilevante, tenendo conto dei pochi modelli femminili di riferimento in settori analoghi. Questo, in realtà, è forse uno dei problemi principali. L’affluenza di donne iscritte all’università non è bassi, anzi. Si aggira intorno al 47%, così come riporta il Japan Times. Nonostante ciò, la loro presenza in percorsi differenti da quelli umanistici (in cui le donne costituiscono il 63,8% degli iscritti), è obiettivamente bassa. Le donne iscritte a ingegneria sono il 20,4%, nelle scienze naturali invece il 32,1%. Secondo il professore dell’Università di Tokyo Hiromi Yokoyama, impegnato nello studio del progresso delle donne nei settori scientifici, ha affermato: «L’ostacolo maggiore è che la società nel suo complesso non si aspetta che le donne intraprendano carriere scientifiche».

Anche se è parte della cultura, deve cambiare

Non è solo una questione di genere, ma di differenza individuale. Più le donne sono sottorappresentate in determinati settori, più queste proseguiranno strade già esplorate come quella manifatturiera. La presenza delle donne nell’ambito, tuttavia, resta indispensabile. «Stiamo perdendo menti brillanti», afferma Yokoyama ed è vero. Come riporta Collective for equality, le donne in Giappone occupano solo il 10-15% dei ruoli dirigenziali. Le altre, invece, sono relegate in posizioni marginali. La scelta spesso non è a discrezione del singolo. Rientra piuttosto in un contesto sociale ben più radicato. Anche se vi è consapevolezza dell’indispensabilità dell’impiego della mente delle donne in altre settori, questa si scontra le aspettative sociali.

Le responsabilità di cura non è ripartita tra i generi e nella maggior parte dei casi, ad un livello obiettivamente sproporzionato, ricade sulle donne. Diventa quindi estremamente complesso rispondere a diverse esigenze lavorative che i ruoli dirigenziali impongono e conciliarli con le responsabilità personali (comunque imposte dalla società). Il problema, tuttavia, sembra essere visibile anche agli occhi del governo e delle organizzazioni aziendali. In Giappone, infatti, sono state introdotte condizioni volte a favorire l’inserimento di donne in settori dapprima predominati dagli uomini. La cultura Giapponese, seppur lentamente, si sta evolvendo. Per questa ragione qualsiasi iniziativa, come quella organizzata dal Gruppo Sony, non è solo utile ma estremamente importante.

Stefania Cirillo