L’impatto della guerra in Medio Oriente continua ad affossare le prospettive dell’economia globale. E questo coinvolge anche il settore del lusso. Per LVMH, infatti, è stato il “peggior inizio anno di sempre in borsa”, ponendo l’accento su quanto l’economia attuale sia contraria alla domanda di beni di lusso.

LVMH, “peggior inizio anno di sempre in borsa”

Il titolo dell’azienda del lusso è sceso, infatti, del 28% nel primo trimestre. Si tratta del ribasso più marcato tra le principali aziende europee del lusso. Secondo un’analisi di Bloomberg, che ha analizzato i dati a partire dal 1989, la performance del gruppo è stata peggiore rispetto alla crisi finanziaria globale del 2008-2009, alla pandemia di Covid-19 del 2020 e alla bolla delle dot-com del 2001. Insomma, un calo riflette anche le perturbazioni nei viaggi e nel turismo, che sono la motivazione più influente della nascita di vendite degli articoli più costosi.

In generale, gli investitori osservano con preoccupazione il conflitto in Medio Oriente, e anche le sue “ampie implicazioni sul costo della vita, sulla crescita economica e sui mercati”. Lo ha dichiarato Jelena Sokolova, analista di Morningstar. Che aggiunge che “Questi ultimi rappresentano un importante indicatore anticipatore, soprattutto per i consumi di lusso negli Stati Uniti”. Il gruppo del lusso in particolare è più esposto ai cosiddetti “clienti aspirazionali”, coloro che aspirano a possedere articoli dei brand, che in tempi incerti spendono molto meno rispetto ad alcuni concorrenti più esclusivi. Tuttavia, a differenza di altri rivali del lusso puro, LVMH è anche un attore di primo piano nei vini e nei distillati: la divisione da ormai tre anni avanza a fatica, condizionata soprattutto dal calo della domanda di Hennessy Cognac.

Marianna Soru