Le allergie causate dalla presenza di polline nell’aria, pur essendo normali in un certo periodo dell’anno, sono destinate ad aumentare. I soggetti allergici ed estremamente sensibili dovranno affrontare in futuro sfide sempre maggiori. Pur essendo la stagione dei pollini mutevole di natura, il cambiamento climatico influirà nel tempo anche sulla durata e l’intensità.
Stagione del polline più lunghe? Le allergie sono destinate ad aumentare
La stagione dei pollini non ha un giorno esatto che ne indica l’inizio e, come accennato prima, è estremamente variabile a causa delle condizioni meteorologiche e dei cicli fisiologici delle piante. Astha Tiwari, ricercatrice dell’unità di micologia e aerobiologia dell’istituto di sanità pubblica belga Sciensano, ha spiegato a Euronews Health: «Gli alberi sono organismi naturali: seguono un ciclo di produzione del polline, con anni molto intensi seguiti da anni più deboli, in cui accumulano energia». Pertanto, è difficile che per due anni consecutivi il livello di polline sia ugualmente elevato, alternandosi quindi tra anni più intensi e meno intensi. Tuttavia, il cambiamento climatico andrà a influire direttamente anche su questi fattori, in particolar modo a causa dell’aumento delle temperature e della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera. Questo, associato alle stagioni calde che inizia prima e finisco più tardi, porterà alla fioritura anticipata di alberi e piante.
Attualmente si registra già una prevalenza più elevata nelle aree urbane per via dell’inquinamento (poiché lo smog “intrappola” i pollini o li rende più aggressivi) e dei cambi dello stile di vita. Euronews, in merito alla questione, cita uno studio in cui sono stati monitorati in Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo i livelli annuali di polline compresi in un periodo tra i 30 e i 44 anni. Quest’ultimo rivela un aumento generalizzato dei picchi di polline, per giunta anticipati. Conseguentemente, più le persone sono esposte a un allergene, più queste tendono a sensibilizzarsi. In merito a ciò, i ricercatori dell’Università di East Anglia, in Inghilterra, entro il 2050 il numero di persone che soffrono di allergia causata dal polline di ambrosia potrebbe addirittura raddoppiare, passando sa 33 a 77 milioni.
L’Italia non è da meno, specie per i bambini
Una situazione analoga è prevista anche in Italia. L’ANSA, parlando del prolungamento della stagione delle allergie ai pollini causato dal cambiamento climatico, fa particolare riferimento ai bambini. Ad oggi, «le allergie ai pollini sono tra le principali cause di rinite nei bambini: colpiscono fino a 2,7 milioni di minori». Nel 2022, nell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, si è registrato un aumento dei «casi legato proprio al cambiamento climatico, con oltre 5.800 nuove diagnosi annuali».
Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù, afferma: «Molti bambini oggi risultano allergici a diversi pollini e, con stagioni che si sovrappongono sempre di più, la sola osservazione dei sintomi non basta più per identificare l’allergene responsabile». Le cause, come accennato prima, sono le medesime. Visto che l’aumento dei casi di allergia è certo, sarà necessario lavorare affinché sia possibile contenere e trattare adeguatamente le problematiche scaturite da queste ultime.
Stefania Cirillo





