Le ultime notizie mostrano l’andamento generale che gli Stati Uniti vogliono adottare nei confronti della comunità LGBTQ+. Non solo parole, ma limitazioni reali ai diritti che lasciano poco spazio a una libera interpretazione. Solo quest’anno, infatti, sono stati presentati tra i 500 e i 700 disegni di legge anti-LGBTQ+ in circa 42 Stati americani. Lo Stato federale della Georgia, tuttavia, non è da meno. Ma, contro ogni aspettativa, l’esito è stato differente. Il 3 aprile 2026, al termine della sessione legislativa, nessuno dei provvedimenti restrittivi è stato approvato. Un esito che obiettivamente stupisce.

Disegni di legge anti-LGBTQ+: affossati grazie alla mobilitazione

La vittoria, questo è giusto ribadirlo, non sarebbe avvenuta se non ci fosse stata una così elevata e sentita mobilitazione. Il dato è stato riportato da Georgia Equality, ong per i diritti nello Stato del sud-est degli Stati Uniti. L’organizzazione riporta che oltre 2.500 persone hanno contattato i propri legislatori per impedirne l’approvazione (grassroots lobbying, attività di sensibilizzazione condotta con l’intenzione di influenzare il potere legislativo e incidere concretamente sul processo decisionale). Invece, quasi 400 persone si sono presentate fisicamente al Campidoglio ad Atlanta per la stessa ragione. La mobilitazione è stata elevata e, come accennato prima, anche inaspettata. La Georgia, infatti, risulta essere relativamente conservatrice. È d’altronde lo stesso Stato in cui, durante le presidenziali, Donald Trump ha vinto su Kamala Harris.

Georgia Equality, a seguito della notizia, scrive sul social Bluesky: «Dopo una lunga notte al Campidoglio per concludere la sessione legislativa 2026, non potremmo essere più entusiasti di comunicarvi che CE L’ABBIAMO FATTA!». L’organizzazione prosegue affermando che ogni provvedimento che «prendeva di mira i cittadini LGBTQ della Georgia (è stato fermato, ndr), nonostante le subdole manovre politiche». Come sottolinea Erin In The Morning, tra i disegni di legge figurava anche la HB 54, inizialmente proposta come legge sull’assistenza domiciliare. Quest’ultima, «dirottata» dai Repubblicani, si era trasformata in un tentativo «di vietare i bloccanti della pubertà per i giovani transgender». C’era poi il Riley Gaines Act che avrebbe costretto gli studenti trans a non utilizzare bagni e spogliatoi corrispondenti alla loro identità di genere. Da non dimenticare la SB 74 che avrebbe potuto criminalizzare i bibliotecari che fornivano libri a tema LGBTQ+ ai minori.

Ci si aspetta (e spera) che il vento stia davvero cambiando

L’organizzatrice di Georgia Equality, Noel Heatherland, ha aggiunto: «La vittoria è una sensazione bellissima», ribadendo nuovamente l’enorme gratitudine nei confronti di coloro che hanno lavorato attivamente per proteggere le persone LGBTQ+. Il desiderio sempre più diffuso delle persone è che vengano affrontate problematiche quali l’accesso alla sanità o il costo della vita, invece che sfruttare il medesimo spazio per limitare diritti conquistati con tempo e sacrifici. Jeff Graham, direttore esecutivo del gruppo, ha continuato: «Crediamo che il vento stia cambiando non solo qui in Georgia, ma in tutto il Paese».

Stefania Cirillo