La Corte Suprema russa, dopo aver dichiarato l’organizzazione internazionale Memorial «estremista», ha vietato ogni attività sul territorio della Federazioni Russa con effetto immediato. La decisione, avanzata dal ministero della Giustizia durante un’udienza avvenuta a porte chiuse, aggiunge un’ulteriore ombra sulla società civile in Russia. Quanto è accaduto, infatti, rappresenta un passo in avanti verso una repressione allarmante avvenuta sotto il governo di Vladimir Putin.

Il contributo di Memorial è incontestabile, ma la Russia la pensa diversamente

Il divieto di svolgere qualsivoglia attività sul territorio preoccupa, ma perché? È importante delineare l’operato dell’organizzazione per comprendere la gravità nella sua interezza. Memorial, fondata nel 1989, ha iniziato il suo operato ricostruendo e documentando i crimini del regime staliniano e delle repressioni politiche durante gli ultimi anni dell’Unione Sovietica. Gradualmente, l’organizzazione ha ampliato il proprio raggio d’azione, lavorando quindi anche sulla difesa dei diritti umani, sul controllo delle persecuzioni politiche, sulle violazioni delle libertà civili e, altresì, sui crimini di guerra. Il contributo di Memorial è incontestabile, ma la Russia la pensa diversamente.

L’ong, infatti, ha anche contribuito alla creazioni di archivi basati sulle vittime del totalitarismo. Non esenti dall’elenco anche i prigionieri politici in Russia che l’organizzazione ha cercato di sostenere. A dimostrazione dell’importanza del loro operato segue anche un riconoscimento formale. Memorial, infatti, ha ottenuto il Premio Nobel per la Pace nel 2022. La loro importanza con il tempo si è ulteriormente consolidata e questo, indubbiamente, non è stato visto di buon grado da Mosca. È stato utilizzato, quindi, lo strumento russo per eccellenza: la repressione.

Le autorità definiscono le attività di Memorial «anti-russe»

Un primo tentativo di annientare un’organizzazione così “scomoda” è avvenuto già in passato, nel 2016, inserendo Memorial nel registro degli “agenti stranieri”. Poi, alla fine del 2021, la Corte Suprema ne aveva ordinato lo scioglimento poco prima dell’invasione dell’Ucraina. Tuttavia, l’organizzazione ha continuato a operare soprattutto all’estero, anche se in questo periodo molti dei suoi membri sono stati incarcerati o perseguitati. Ora, la nuova sentenza segna un passo in avanti verso la strategia ormai consolidata della repressione. Le autorità russe hanno affermato che il divieto posto a Memorial è legato alle loro attività «anti-russe» volte a screditare i valori fondamentali dello Stato. Nonostante ciò l’organizzazione, dopo aver definito la sentenza «illegale», ha dichiarato che continuerà a operare ugualmente all’estero.

Una decisione che non ha stupito, ma che ha suscitato preoccupazione ancor prima del verdetto. Il Comitato Nobel norvegese, infatti, ha sottolineato che una sentenza simile avrebbe criminalizzato ogni attività dell’organizzazione. Nel seguente scenario, anche la Francia condanna aspramente la decisione della Corte Suprema di categorizzare Memorial come organizzazione estremista. In una nota del ministero degli Esteri francese viene ribadito l’apprezzamento da parte di questi ultimi dell’operato svolto da Memorial. Pertanto, Parigi chiede alle autorità russe di rispettare gli obblighi internazionali in materia di diritti e libertà fondamentali, rilasciando quindi tutti i detenuti politici.

Stefania Cirillo