Due funzionari iraniani, informati sui colloqui falliti, hanno spiegato che i nodi irrisolti sono tre tra Usa e Iran: la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo, la fine delle 900 libbre di uranio altamente arricchito e la richiesta di Teheran dello sblocco di circa 27 miliardi di dollari di proventi petroliferi congelati all’estero.

Mediatori di Pakistan, Egitto e Turchia stanno cercando di colmare le differenze residue e raggiungere un’intesa per porre fine alla guerra prima della scadenza del cessate il fuoco del 21 aprile, ha aggiunto la fonte. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha dichiarato che i mediatori stanno lavorando per risolvere le divergenze tra Stati Uniti e Iran, mentre il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, anch’egli coinvolto nella mediazione, è atteso questa settimana a Washington per incontrare il segretario di Stato Marco Rubio e altri alti funzionari. Sono inoltre impegnati negli sforzi di mediazione il ministro degli Esteri e il capo dell’intelligence della Turchia, Hakan Fidan e Ibrahim Kalin.

Intanto l’Iran ha inviato una risposta formale agli Stati Uniti lunedì, proponendo una sospensione di massimo 5 anni dei propri programmi di arricchimento dell’uranio. L’offerta, riportata dal New York Times sulla base di fonti diplomatiche di Teheran e Washington, rappresenta un netto scostamento rispetto ai 20 anni di blocco richiesti dalla delegazione americana durante i recenti e tesi colloqui di Islamabad. Il Presidente Donald Trump ha tuttavia già respinto la proposta, giudicandola insufficiente rispetto ai termini posti dagli USA. Nonostante il muro contro muro, restano aperti i canali di comunicazione: i funzionari starebbero infatti valutando l’opportunità di organizzare un nuovo ciclo di negoziati in presenza, sebbene al momento non sia stato definito alcun piano concreto per un prossimo incontro.

Il futuro dell’accordo tra Washington e Teheran dipende ora esclusivamente dalle decisioni che verranno prese nella capitale iraniana. In un’intervista rilasciata a Fox News, il Vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha fatto il punto sullo stallo dei negoziati, utilizzando una metafora sportiva per chiarire la posizione della Casa Bianca: “La palla è davvero nel loro campo”.

Vance ha fornito dettagli inediti sulla conclusione dei colloqui in Pakistan, spiegando che il rientro della delegazione americana non è stato un atto di rottura definitiva, ma una conseguenza della strategia negoziale iraniana. “Abbiamo capito che erano arrivati a una linea rossa”, ha affermato il Vicepresidente. Secondo la ricostruzione di Washington, i negoziatori iraniani avrebbero raggiunto il limite del proprio mandato e avrebbero avuto bisogno di consultarsi direttamente con i vertici del potere: “Penso che la squadra dovesse tornare a Teheran, dalla Guida Suprema, per far accettare i termini che avevamo posto”.