C’è stato un momento preciso in cui tutto ha switchato: basta clean girl, basta palette neutre, basta quiet luxury. Adesso è overload visivo, colori sparati, stampe che non chiedono permesso. E dentro questo shift, un nome gira ovunque: Zara Larsson. La sua era Midnight Sun non è solo musica—è un’estetica completa, costruita su cristalli, makeup glossy e una palette che sembra uscita direttamente da un quaderno anni 2000. Risultato: revival totale di Lisa Frank. Ma versione 2026.
Lisa Frank core is back: il caos colorato anni 2000 domina nel beauty (grazie a Zara Larsson)
Non è partito da una sfilata o da una maison, ma è partito da TikTok. Il meme virale di Symphony—con delfini saturi e caption drammatiche—ha fatto da ponte visivo tra internet culture e immaginario Lisa Frank. Quando Larsson ha iniziato a costruire l’estetica di Midnight Sun, quel mood è diventato reale: animali cartoon, arcobaleni, colori airbrushati, energia volutamente extra.
Da lì, il salto è stato immediato. Collaborazione ufficiale con Lisa Frank per la cover dell’album, capsule collection, e un’estetica che ha iniziato a filtrare ovunque—beauty, accessori, styling live.
Il look è technicolor senza filtri
Questa non è nostalgia filtrata o minimalizzata. È full saturation. Make-up glossy, occhi shimmer, labbra glassate. Outfit pieni di texture: cristalli, tessuti iridescenti, layering di colori che non cercano armonia ma impatto. Il lavoro della MUA Sophia Sinot su Larsson è diventato reference diretto: look coerenti, riconoscibili, costruiti per stare su palco e feed allo stesso tempo.
E poi gli elementi chiave: stampe animalier arcobaleno, delfini, tigri neon, palette che vanno dal fucsia al lime senza pause. Brand come Kitsch e Stoney Clover Lane hanno già tradotto questa energia in accessori: hair ties, pouch, oggetti everyday che diventano statement. E il sistema moda ha risposto nello stesso modo: capsule iper colorate, stampe bold, accessori che sembrano usciti da un archivio Y2K ma con styling attuale.
Già nel 2012, Jeremy Scott aveva portato le grafiche Lisa Frank in passerella, trasformandole in capi statement. Nel beauty, collaborazioni con brand come Morphe e Orly avevano già aperto la strada—palette e nail sticker iper saturi, packaging bold, zero minimalismo.
Il lato controverso (senza filtri)
Il revival arriva insieme a una rilettura critica del brand. La docuserie Glitter & Greed ha riportato l’attenzione sulla cultura aziendale dietro Lisa Frank, tra dinamiche interne problematiche e controversie passate, inclusa la polemica sul pop-up hotel del 2019.
Questo ha creato una frattura: da una parte il fascino visivo, dall’altra una consapevolezza più netta sul contesto produttivo.





