La Sicilia ha stanziato 54 milioni di euro per un incentivo al south-working. Renato Schifani, presidente della Regione Siciliana, ha descritto la misura come «unica nel suo genere per contrastare la “fuga dei cervelli”». Ma come funziona questa iniziativa e quali sono gli obiettivi alla base?
In Sicilia stanziati 54 milioni di euro per le aziende che assumono dipendenti del territorio
Le aziende non siciliane, qualora decidano di assumere lavoratrici e lavoratori residenti in Sicilia potranno ricevere fino a 30mila euro per ciascuna persona assunta. Il tutto distribuito in cinque quote annuali da 6.000 euro. Quindi, dal 9 gennaio chiunque abbia effettuato assunzioni analoghe potrà richiedere il contributo di cui sopra, anche se le aziende hanno trasformato i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato.
Poiché l’80% del lavoro dovrà essere svolto da remoto, solo il il 20% dei giorni lavorativi da trascorrere in ufficio, la misura è stata presentata come un incentivo al south-working. Il termine si riferisce a un lavoro collocato al Nord che, tuttavia, viene svolto da persone che abitano al Sud. Schifani, durante la presentazione degli incentivi, ha spiegato che l’impiego delle tecnologie informatiche e della comunicazione devono essere utilizzate proprio per far fronte alla marginalità economica di regioni come la Sicilia.
Obiettivi e perplessità
L’obietto, quindi, è di stabilire il «patto per restare» a cui presero parte alcune organizzazioni l’anno scorso. Migliorare le condizioni economiche al fine di aumentare le opportunità di chi preferisce non allontanarsi dal proprio territorio è indispensabile. Questo, soprattutto per contrastare la “fuga di cervelli”.
Ciononostante uno dei coordinatori, Carmelo Traina, si è mostrato perplesso poiché gli incentivi in questione andrebbero a «trasferire risorse pubbliche siciliane a imprese non locali. Traina ha detto a Repubblica: «Il massimo impatto che possiamo attenderci è che il lavoratore spenda in affitto e spesa qui, mentre trasferiamo risorse pubbliche siciliane a imprese non locali». Eppure, una volta finita la contribuzione, si chiede Traina, cosa «dovrebbe trattenere questi lavoratori in Sicilia?». Specie perché l’incentivo ha una durata di soli cinque anni.
Stefania Cirillo





