Mentre si diffonde la consapevolezza di un’adeguata protezione dei minori online, arriva una notizia tutt’altro che rassicurante. Telegram è finito sotto indagine per la possibile condivisione di materiale illegale. La nota app di messaggistica è finita sotto i riflettori, insieme ad altre piattaforme di chat, a seguito di prove raccolte che mostrano la condivisione di immagini che ritraggono abusi su minori.
Abuso su minori sull’app Telegram: le indagini sono ancora in corso
Anche se la consapevolezza dei rischi che si possono incontrare online sta aumentando, siamo ancora lontani dal parlare di sicurezza efficiente, soprattutto per i minori. Proprio per questa ragione le autorità di regolamentazione stanno intensificando il controllo sulle piattaforme digitali. Le autorità, però, pongono l’accento sulla tutela dei minori. L’iniziativa prende in esame proprio le app di messaggistica abitualmente utilizzate dagli adolescenti. Tra queste figura Telegram. Attualmente l’obiettivo è di verificare se gli obblighi volti a prevenire abusi e comportamenti predatori sono rispettati.
È stata l’Office of Communications (Ofcom) britannica ad annunciare l’inizio di un’indagine contro Telegram poiché, come riportato qualche riga prima, sono emerse prove che riguarderebbero la diffusione di contenuti illegali. Tra i vari accertamenti necessari, l’autorità dovrà verificare se le aziende rispettano le misure contro una delle principali preoccupazioni legate al mondo digitale: l’abuso su minori e l’adescamento online. Per ora l’Ofcom ha riferito che Telegram, insieme a Teen Chat e Chat Avenue, non forniscono sistemi di protezione efficienti. Questo, quindi, ha reso necessario proseguire con le indagini. Nel complesso, riuscire a garantire una sicurezza completa o un’individuazione accurata di chi mette in atto comportamenti illeciti non è semplice, proprio a causa delle chat anonime. Secondo la responsabile dell’area enforcement dell’autorità, Suzanne Cater, le aziende coinvolte dovranno impegnarsi a intensificare la sicurezza se non vogliono incorrere in conseguenze legali.
Stefania Cirillo





