La Spagna è stata molto chiara in merito. Le parole di Pedro Sánchez, il primo ministro spagnolo, hanno evidenziato la necessità per l’UE di interrompere l’Accordo di associazione con Israele. Lo stesso pensiero che ha investito anche Slovenia e Irlanda, tuttavia, non ha raggiunto il risultato sperato. Martedì i ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno scartato l’idea di interrompere il commercio preferenziale con Tel Aviv, nonostante le accuse di crimini di guerra. Già prima di avanzare e poi rifiutare la proposta, appariva chiaro che gli Stati membri non l’avrebbero approvata all’unanimità. Adesso che è arrivata l’ufficialità del rifiuto,Erika Guevara-Rosas, alta direttrice di Amnesty International, ha parlato di «un fallimento morale».

L’UE non raggiunge l’unanimità per bloccare l’Accordo di associazione con Israele

Proprio in vista dell’incontro, Spagna, Irlanda e Slovenia avevano suggerito all’UE di «sostenere la propria responsabilità morale e politica». Hanno evidenziato poi quando sia necessario «difendere i valori fondamentali che sono alla base del progetto europeo fin dalla sua fondazione». Nonostante il rifiuto dell’annullamento dell’Accordo di associazione, la capa della politica estera dell’Unione europea Kaja Kallas ha sottolineato che si terranno altre discussioni in merito. Francia e Svezia, ad esempio, hanno proposto di imporre tariffe sui beni provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.

La lettera indirizzata a Kallas, tuttavia, prosegue: «Le condizioni a Gaza sono insopportabili, segnate da continue violazioni dell’accordo di cessate il fuoco e dall’ingresso chiaramente insufficiente di aiuti umanitari nella Striscia», evidenziando quanto «la situazione in Cisgiordania si sta rapidamente deteriorando». Il messaggio parla, poi, di «morti intollerabili» dei palestinesi che non possono passare in secondo piano. Eppure, malgrado le spiegazioni che motivano la richiesta avanzata da alcuni Paesi membri, è venuto a mancare il sostegno unanime. È stato quindi impossibile sospendere totalmente o parzialmente l’accordo. Eppure, l’esito era previsto perché si sapeva che Stati come Germania e Italia si sarebbero opposti alle misure.

Kallas ha dichiarato che presenterà il prima possibile la proposta di Svezia e Francia a Maroš Šefčovič, commissario UE per il commercio. Successivamente, la capa della politica estera dell’Unione europea ha respinto le accuse secondo cui l’UE stia applicando due pesi e due misure, sottolineando che il blocco è «tra i maggiori sostenitori dei palestinesi, anche negli sforzi di ricostruzione».

Le parole di Erika Guevara-Rosas, alta direttrice di Amnesty International

Tuttavia, giunta la notizia del rifiuto dell’annullamento dell’Accordo, Erika Guevara-Rosas, alta direttrice di Amnesty International, ha dichiarato: «Arrivati a questo punto, la decisione dell’Unione europea di mantenere il suo accordo commerciale con Israele rappresenta un fallimento morale». «Quasi un anno fa -prosegue Guevara-Rosas-, l’Unione europea aveva riconosciuto che i crimini di diritto internazionale commessi da Israele contro le persone palestinesi violavano la clausola sui diritti umani contenuta nell’Accordo». Eppure, nonostante ciò, Israele ha continuato a «oltrepassare ogni linea rossa dell’Unione europea». Questo, sommato al peso decisione di Germania e Italia, dimostra l’inizio di «un altro capitolo vergognoso della storia dell’Unione europea».

Stefania Cirillo