OpenAI è attualmente oggetto di un’indagine penale in Florida e il motivo riguarda proprio ChatGPT. Se in precedenza il noto modello di IA è finito sotto i riflettori per dinamiche concernenti il rilascio di informazioni sanitarie, adesso si cambia registro. L’accusa contesta a ChatGPT di aver fornito consigli a un assassino prima di una sparatoria di massa avvenuta lo scorso anno alla Florida State University. Il caso solleva non pochi interrogativi, ma il principale quesito resta uno: qual è il ruolo effettivo dell’IA nella sparatoria?
Come per il caso delle informazioni sanitarie rilasciate a utenti che chiedevano diagnosi a ChatGPT, l’attenzione si è spostata sull’IA in sé piuttosto che sull’impiego singolo. La domanda, quindi, sorge spontanea: può l’IA essere accusata di aver contribuito alla sparatoria? La risposta sintetica è no. Tuttavia, l’indagine mira a riconoscere se l’azienda ha o meno responsabilità penali per le azioni di ChatGPT.
ChatGPT è davvero coinvolto nella sparatoria?
James Uthmeier, il procuratore generale della Florida, ha preso in esame i registri delle chat tra l’IA e il presunto assassino, il ventenne Phoenix Ikner. Il procuratore, durante una conferenza stampa, ha dichiarato che ChatGPT ha fornito consigli rilevanti prima che Ikner «commettesse crimini così efferati». Tra questi suggerimenti figura: il tipo di arma da usare, le munizioni da acquistare e l’efficacia di una pistola a corto raggio, ma non solo. Risulta che l’IA abbia fornito consigli sulla pianificazione, suggerendo all’assassino quale ora e luogo fossero più indicati per individuare un numero maggiore di persone.
Uthmeier ha voluto ribadire quanto le leggi in Florida in merito al favoreggiamento siano estremamente ferree, tant’è che «se ChatGPT fosse una persona, affronterebbe l’accusa di omicidio». Pertanto, non potendo accusare un modello di IA, l’indagine penale sarà volta a «determinerà se OpenAI abbia responsabilità penali per le azioni di ChatGPT nella sparatoria alla Florida State University dello scorso anno». Il procuratore, quindi, ha emesso mandati per scoprire «chi sapeva cosa, ha progettato cosa, o avrebbe dovuto sapere cosa».
Il coinvolgimento di OpenAI nella vicenda
Una portavoce di OpenAI, Kate Waters, ha ritenuto opportuno prendere posizione in merito alla vicenda. Quest’ultima non solo ha sottolineato la prontezza con la quale l’azienda si è mostrata collaborativa rilasciando tempestivamente le informazioni alle forze dell’ordine; ha anche dichiarato che i chatbot non istigano in alcun modo al crimine. Ciò che fanno questi modelli di IA è fornire informazioni già reperibili online, niente oltre questo. Waters, in aggiunta, ha dichiarato: «In questo caso, ChatGPT ha fornito risposte fattuali a domande con informazioni che potevano essere trovate ampiamente attraverso fonti pubbliche su Internet, e non ha incoraggiato o promosso attività illegali o dannose».
Poi, a questo si somma il fatto che ChatGPT nasce ed è «uno strumento di uso generale utilizzato da centinaia di milioni di persone ogni giorno per scopi legittimi». L’azienda, inoltre, lavora affinché sia possibile rafforzare le misure di sicurezza «per rilevare intenti dannosi, limitare gli abusi e rispondere in modo appropriato quando sorgono rischi per la sicurezza». In merito a ciò, il punto nevralgico è capire se i suddetti consigli sono stati determinanti per l’attuazione della sparatoria. Molti utenti, proprio a causa di dinamiche analoghe, sostengono che sia necessaria una limitazione qualora insorgano richieste preoccupanti. Uthmeier per ora si augura che le promesse di una maggiore sicurezza avanzate dall’azienda si concretizzino.
Stefania Cirillo





