L’omicidio di Jam Master Jay non è solo un caso di cronaca nera rimasto irrisolto per ventiquattro anni. È una ferita aperta nel cuore della cultura pop mondiale. Con la sua morte, l’hip hop non ha perso solo un produttore e un DJ straordinario, ma uno dei suoi padri fondatori. Oggi, il 28 aprile 2026, il caso vede finalmente una svolta cruciale che potrebbe far luce su un mistero che ha tormentato generazioni di fan.

Svolta per l’omicidio di Jam Master Jay: arriva la confessione di Jay Bryant

Un uomo precedentemente incriminato per l’omicidio di Jason Mizell, in arte Jam Master Jay, si è ufficialmente dichiarato colpevole. Si tratta di Jay Bryant, 52 anni, accusato di essere coinvolto nell’operazione che ha portato alla morte di uno dei membri dei Run-DMC. Bryant, pur non essendo l’artefice dell’omicidio, ha confessato a un giudice di aver aiutato altre persone a entrare nello studio di registrazione in cui si trovava il DJ. «Sapevo che sarebbe stata usata un’arma da fuoco per sparare a Jason Mizell» ha riferito il cinquantaduenne. «Sapevo che quello che stavo facendo era sbagliato ed era un reato».

Dal 2002, anno in cui è avvenuto l’omicidio, sono giunti i primi sviluppi concreti soltanto il 27 febbraio 2024. Una giuria aveva dichiarato Karl Jordan Jr. e Ronald Washington colpevoli dell’omicidio, delineando un aversione dei fatto che includeva un’operazione di spaccio andata male. Secondo quanto riporta Rolling Stone Italia, Jason Mizell aveva iniziato a vendere cocaina per mancanza di denaro. Quando l’operazione di spaccio si è rivelata inconcludente per i due, privandoli quindi di una significativa quantità di denaro, si sono diretti allo studio di registrazione situato nel Queens per compiere quella che è stata definita una vendetta. Già in questo scenario era stato coinvolto un terzo uomo, proprio Jay Bryant, che si sospettava avesse permesso ai due di entrare. L’uomo, incriminato nel 2023, sarebbe dovuto andare a processo il 4 maggio 2026.

Un mistero lungo 24 anni, ma l’obiettivo è di «perseguire la giustizia»

Karl Jordan Jr. e Ronald Washington accusati e successivamente condannati da un giudice federale per omicidio, sono stati assolti per mancanza di prove. I due, così come Bryant, si sono dichiarati non colpevoli fin da subito. Solo adesso il cinquantaduenne ha deciso di fare un passo avanti prima dell’inizio del processo, dichiarandosi colpevole. L’uomo rischia una pena dai 15 ai 20 anni di carcere. Attualmente non vi è ancora una data stabilita per la sentenza. Oltre a ciò, al momento della confessione Bryant ha deciso di non rilasciare alcun nome o informazione degli altri complici.

Joseph Nocella, il procuratore statunitense, ha dichiarato: «Più di due decenni dopo l’uccisione a sangue freddo e con modalità di esecuzione del signor Mizell, un’indagine approfondita ha rivelato il ruolo di Bryant e oggi lui ha finalmente ammesso la sua colpevolezza». «I procuratori del nostro ufficio e i nostri partner delle forze dell’ordine non si arrendono mai, per quanto tempo sia necessario, nel perseguire la giustizia per la vittima e per la famiglia della vittima», prosegue Nocella.

Stefania Cirillo