La giunta militare al governo in Myanmar ha annunciato che l’ex leader del Paese, Aung San Suu Kyi, potrà scontare il resto della sua pena in detenzione domiciliare. Ha poi diffuso uno scatto che la ritrae intenta a dialogare con due uomini in divisa: si tratta della sua prima immagine pubblica dopo diversi anni. Non è ancora chiaro dove dovrebbe essere effettivamente condotta, se a casa sua o altrove. ue funzionari della giunta, tuttavia, hanno riferito all’agenzia di stampa AFP che, in ogni caso, resterà sotto la custodia e il controllo dei militari.
Chi è Aung San Suu Kyi
Aung San Suu Kyi è una figura politica piuttosto complessa. Negli anni della dittatura militare -successiva al primo colpo di Stato, nel 1963- è stata un’attivista per la democrazia. In seguito, si è fatta conoscere nel mondo come leader nonviolenta e prigioniera politica, ottenendo nel 1991 il Premio Nobel per la Pace. Dopo la sua liberazione, nel 2010, è diventata il capo dell’opposizione.
Nel 2015, ha vinto le elezioni, le prime davvero libere in venticinque anni in Myanmar. La sua leadership tuttavia, si è rivelata una delusione per molte delle persone che avevano creduto in lei. Negli anni, infatti, ha sempre promesso un processo di democratizzazione della nazione che, tuttavia, non si è mai trasformato in un cambiamento concreto. Al contrario, la popolazione ha iniziato a criticare i suoi metodi, giudicato in qualche modo repressivi.
Il secondo arresto nel 2021
Aung San Suu Kyi, oggi ottantenne, è stata arrestata durante il colpo di Stato militare del 2021, insieme ad altri politici a lei vicini. Ha cominciato a scontare la propria pena in carcere. In un secondo momento, le autorità le hanno concesso la detenzione domiciliare, per poi trasferirla di nuovo in un centro di detenzione (forse in una prigione militare della capitale Naypyidaw).
Da anni, non si hanno notizie certe su di lei, sulle sue condizioni detentive e sul suo stato di salute. Per questo motivo, la sua famiglia ha chiesto più volte alla giunta di dimostrare che sia ancora viva. Nel tempo, in ogni caso, il governo ha ridotto la sua pena di sei anni, rispetto ai trentatré originali e, due settimane fa, le sono stati abbuonati altri quattro anni.
Federica Checchia





