La giunta militare che attualmente governa il Myanmar ha approvato l’amnistia per 3.085 prigionieri politici e ha archiviato le accuse contro 5.580 persone. La decisione arriva a un mese dalle prossime elezioni, e non a caso. Non è raro, infatti, che l’esecutivo liberi migliaia di detenuti in prossimità di eventi di particolare rilievo: ad aprile ne aveva graziato quasi 5000 in occasione dell’anno nuovo nel calendario tradizionale birmano. Secondo la rete nazionale, la misura è stata concessa per consentire a tutti di votare il 28 dicembre.
Myanmar: tra i detenuti graziati potrebbe esserci anche Aung San Suu Kyi
Secondo i detrattori, tuttavia, le elezioni non sarebbero altro che un mezzo per legittimare il potere della giunta; nel Paese, infatti, non esistono organizzazioni giornalistiche libere, e i principali oppositori politici sono in carcere. Lo stesso segretario delle Nazioni Unite, António Guterres, ha dichiarato che le votazioni potrebbero generare ulteriore instabilità.
724 dei prigionieri liberati dovranno prestare particolare attenzione. Qualora, infatti, ricevano una seconda condanna, dovranno scontare sia la nuova pena, che il residuo della precedente. Non è chiaro se tra i detenuti graziati ci sia anche l’ex leader del Paese, Aung San Suu Kyi. Nel 2020, insieme al suo partito Lega Nazionale per la Democrazia, la politica aveva trionfato alle ultime elezioni. Quando la giunta militare era salita al potere, l’anno seguente, l’aveva però fatta arrestare.
Federica Checchia





