Trump ha annunciato che dalla prossima settimana aumenterà al 25% i dazi su auto e camion importati dall’Unione Europea, accusando Bruxelles di non rispettare “pienamente” l’accordo commerciale raggiunto con Washington. La misura, ha scritto Trump su Truth, non colpirà i veicoli prodotti negli stabilimenti statunitensi, un messaggio diretto ai costruttori europei, invitati a spostare più produzione negli Stati Uniti.
L’accordo che i produttori non starebbero rispettando è il quadro commerciale Usa-Ue definito nell’estate del 2025, dopo l’intesa politica tra Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’accordo, poi formalizzato in una dichiarazione congiunta il 21 agosto 2025, prevedeva un tetto tariffario del 15% per gran parte dei beni europei esportati negli Stati Uniti, comprese auto e componenti, in cambio di concessioni europee su prodotti industriali, agroalimentari e barriere non sottoposte a dazi.
Per l’Ue il rischio è industriale e politico. I dati Acea mostrano che nel 2025 l’export automobilistico europeo ha già subito forti pressioni con un calo del 6,2% e quello verso gli Stati Uniti del 21,4%, effetto diretto dei dazi introdotti l’anno precedente. La mossa di Trump ha anche un obiettivo strategico: spingere i costruttori stranieri a produrre negli Usa. La frase “nessun dazio” per chi fabbrica in America è pensata per favorire nuovi investimenti industriali e occupazione interna.
Ma non tutti i modelli europei venduti negli Stati Uniti possono essere rapidamente trasferiti negli stabilimenti americani: riconvertire catene produttive, fornitori e linee di assemblaggio richiede anni. Sul piano commerciale, Bruxelles potrebbe reagire con contromisure, aprendo una nuova fase di guerra tariffaria transatlantica. Un’escalation rischierebbe di allargarsi oltre l’auto, coinvolgendo acciaio, alluminio, agroalimentare, tecnologia e beni industriali. È lo scenario che l’accordo del 2025 avrebbe dovuto evitare, fissando un tetto ai dazi per dare prevedibilità alle imprese.





