Quando, nel 2001, dopo il terribile incidente sul circuito di Lausitzring, aveva dovuto rivelare a suo marito, Alex Zanardi, che entrambe le gambe gli erano state amputate, lui le aveva chiesto «Ma posso ancora morire?», e lei gli aveva risposto di no. A quel punto il campione sportivo, scomparso oggi a 59 anni, aveva replicato: «Allora saremo capaci di affrontare anche tutto questo. Insieme». E, in effetti, è andata esattamente così.

Alex Zanardi e la moglie Daniela, un amore oltre ogni difficoltà

L’amore tra Daniela Manni e il suo Alex era nato sulle piste, quando lei era una giovane team manager e lui un pilota in erba. Dopo il matrimonio, nel 1996, i due hanno vissuto fianco a fianco nelle gioie -prima tra tutte la nascita di loro figlio, Niccolò, nel 1998- e nei tanti dolori. La donna è stata accanto a Zanardi, tra corsie d’ospedale e dei centri di riabilitazione, dopo il testacoda in Germania nel 2001 e, ancora di più, dopo il secondo, spaventoso incidente, nel 2020.

Durante una gara in handbike, sulle colline toscane, a San Quirico d’Orcia, lo sportivo ha perso il controllo della sua handbike, scontrandosi con un camion in marcia. Lei si trovava proprio dietro di lui, insieme al titolare dell’azienda vinicola Ciacci-Piccolomini. Alla stampa, l’uomo aveva raccontato: «L’ho affiancato con la macchina. Un minuto prima dell’incidente mi ha detto di essere l’uomo più felice del mondo per poter pedalare in quel paradiso. Poi ho sentito un botto, lo stridore terribile di una lunga strisciata. Alex era a terra, respirava ancora. Sua moglie è scesa di corsa e si è gettata su di lui».

Le parole di Daniela e del figlio Niccolò dopo l’incidente del 2020

Nel 2021, la stessa Daniela aveva rilasciato una rara intervista per dare qualche aggiornamento sulle condizioni di salute del marito. «Al momento è ricoverato in una clinica specializzata, dove sta seguendo un programma di riabilitazione», aveva raccontato. «Vorrei dire a tutte le persone che pensano e pregano per Alex che lui sta combattendo come ha sempre fatto. Riesce a comunicare con noi, ma non è ancora in grado di parlare. Dopo molto tempo in coma, le corde vocali hanno bisogno di recuperare la loro elasticità. Questo è possibile solo con esercizio e terapia. Ha ancora molta forza nelle braccia e nelle mani e si allena duramente con le attrezzature».

Anche Niccolò, di cui si hanno pochissime notizie, aveva parlato con la stampa del papà, sottolineando la difficoltà del suo percorso riabilitativo e, al tempo stesso, la sua caparbietà: «Non è più in pericolo di vita, ed è già molto, ma ha davanti a sé un percorso ancora lunghissimo, e lo sappiamo, siamo preparati. Siamo anche contenti perché il suo recupero è stato molto più veloce di quanto ci aspettassimo. Ma non bisognerebbe sorprendersi: questo è papà. È incredibile l’energia di quell’uomo, ha una forza straordinaria».

Federica Checchia