L’energia eolica rientra tra le energie rinnovabili, pulite e inesauribili che sfrutta l’energia cinetica del vento. Il suo impiego, a causa dei suoi molteplici aspetti positivi, sta diventando un vero e proprio punto di forza per i Paesi che scelgono di spezzare la dipendenza dai combustibili fossili. La Svezia, ad esempio, è riuscita a produrre il 99% della sua elettricità da fonti a basse emissioni di carbonio. Un traguardo considerevole per la stabilità energetica e l’inquinamento ambientale. Ciononostante, il WindEurope, in collaborazione con CASM Technology ha condotto uno studio sul sistema anti-eolico rivelando dei dati allarmanti.
Svezia al centro del sistema anti-eolico
Lo studio ha analizzato circa 42.000 contenuti presenti online che trattano l’energia eolica, di cui il 68% è basato su misinformazioni e disinformazioni (periodo di riferimento: 1° maggio 2024 – 28 febbraio 2026). Nel primo caso troviamo informazioni obiettivamente false o decontestualizzate e riportate come autentiche. Nel secondo caso, invece, le nozioni diffuse sono volontariamente fasulle e volte a trarre in inganno gli utenti. Sorprende, però, che la maggior parte dei post siano stati realizzati proprio in Svezia, il Paese che è riuscito ad abbassare le emissioni pro capite al di sotto della media europea. Seguono poi Francia, Norvegia, Finlandia, Regno Unito e Germania. Tutti insieme rappresentano il 75% del campione di riferimento.
«Polonia, Bulgaria, Slovacchia, Italia, Grecia e Repubblica Ceca hanno generato meno contenuti anti-eolici nella rete complessiva, ma quelli che hanno pubblicato tendevano a raccogliere più interazioni», spiega lo studio. Pare che, in linea di massima, le «narrazioni di frode e anti-democratiche» siano le più diffuse. I sostenitori dell’eolico vengono additati come «attori avidi, disposti ad accettare gravi danni ambientali e sociali pur di fare profitti». In aggiunta, la scelta di impiegare questa fonte rinnovabile viene vista come «un’imposizione di élite politiche o economiche lontane su popolazioni locali riluttanti».
Quali sono i possibili rischi della misinformazione e della disinformazione?
«La maggioranza di tedeschi, belgi, olandesi, francesi e svizzeri ritiene ormai che il passaggio alle rinnovabili farà aumentare il costo dell’elettricità per le famiglie, nonostante l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) confermi il contrario», aggiunge il rapporto. A questo si aggiunge l’80% dei cittadini dell’UE che afferma di aver fruito di informazioni fasulle. Il 50%, invece, afferma di non saper distinguere le notizie affidabili sul cambiamento climatico. La minaccia in realtà è ancora più grave di quanto possa sembrare. Lo studio riferisce che misinformazione e disinformazione possono compromettere il dibattito pubblico e la democrazia stessa. Nel concreto si tradurrebbe in un attacco al «modello di business delle imprese europee».
Ritardare la transizione energetica, specie nell’attuale contesto geopolitico, può avere conseguenze verso le imprese e la competitività economica dell’Europa. Il sentimento anti-eolico potrebbe addirittura essere sfruttate nelle campagne elettorali, rischiando di ritardare o bloccare i progetti legati alle energie sostenibili. Il rapporto, infatti, prosegue: «Le narrazioni radicali di misinformazione e disinformazione, che descrivono i progetti eolici e solari come illegittimi, corrotti o minacce esistenziali, possono contribuire a un’escalation: dall’opposizione politica e legale si può passare alla violenza fisica contro le infrastrutture delle energie rinnovabili e contro i lavoratori». Qualora queste narrazioni entrassero a far parte del pensiero comune, il sabotaggio diventerebbe un atto di resistenza e non un atto criminale.
Stefania Cirillo





