Per forza di cose, i sei figli adulti di Sting hanno imparato a non adagiarsi sugli allori. L’ex frontman dei Police, infatti, ha sempre ribadito la sua intenzione di spendere i considerevoli guadagni della sua carriera e di non lasciare un’eredità ingente alla prole. Il cantautore inglese ha confermato questa intenzione durante una recente intervista a CBS Sunday Morning, in cui ha dichiarato a Mark Phillips di aver già vinto abbastanza premi e ricevuto abbastanza elogi durante i suoi oltre cinquant’anni di attività, e che intende rimanere fermo sulla sua posizione in merito al proprio patrimonio.
Parlando del suo musical teatrale, The Last Ship, in cui rende omaggio ai laboriosi operai navali caduti in disgrazia nella sua città natale di Newcastle, il musicista ha affermato di aver fatto propri i valori di quella gente della classe operaia.«La classe operaia lavora e vuole lavorare. Io sono uno di loro, amo lavorare», ha detto.
Il “metodo educativo” di Sting
Il membro della Rock and Roll Hall of Fame ha ripercorso la sua vita professionale, dai primi concerti in gruppi musicali da adolescente al lavoro in ufficio, nei cantieri edili, all’insegnamento in un villaggio minerario e alle esibizioni su una nave da crociera, sottolineando di aver sempre pensato che la cosa peggiore che una persona benestante possa fare ai propri discendenti sia dire: «Non dovete lavorare».
Sting ha due figli con la prima moglie, Joe Sumner e Fuschia Sumner, e quattro con la seconda moglie, Trudie Styler: Mickey, Jake, Eliot e Giacomo Sumner. Il cantante sostiene che tutti i suoi figli siano stati benedetti con un «straordinario talento per il lavoro», sia per via del DNA del loro famoso padre, sia semplicemente perché lui è sempre stato molto schietto nella sua gestione finanziaria. «O anche perché ho detto loro: “Ragazzi, dovete lavorare. Sto spendendo i nostri soldi. Pago la vostra istruzione. Avete le scarpe ai piedi. Andate a lavorare”», ha raccontato. «Non è crudeltà. Penso ci sia gentilezza e fiducia nel fatto che sapranno farsi strada da soli. Sono dei ragazzi tosti, i miei».
Federica Checchia





