Come prevedibile, la guerra impatta sulle vendite: è quanto accaduto al colosso del beauty Coty e il conflitto in Medio Oriente. Infatti, lo scorso martedì, l’azienda ha segnalato un impatto sulle vendite legato alla guerra, pur facendo leva sul contenimento dei costi per ripristinare il suo obiettivo di utile annuale.

Coty e conflitto in Medio Oriente: arrivano i primi impatti sulle vendite

Proprio martedì l’azienda ha resto pubblica una stima per il 2026 di un utile per azione rettificato compreso tra 33 e 35 centesimi. Questo dato è al di sopra della stima degli analisti di 27 centesimi, secondo i dati compilati da Lseg. Invece a febbraio l’azienda ha ritirato le previsioni annuali e quindi il nuovo Ceo ad interim, Markus Strobel, ha invocato maggiore disciplina e una migliore esecuzione per invertire la rotta dopo risultati finanziari fiacchi. In tutto questo scenario, il Medio Oriente è una quota a una cifra di media entità delle vendite annuali dell’azienda.

Inoltre, l’azienda ha dichiarato martedì di essere vicina alla conclusione della sua “valutazione del portafoglio”. Infatti, a settembre aveva avviato una revisione strategica della sua divisione Consumer Beauty: si è parlato di cessione di marchi come CoverGirl e Rimmel, in un momento in la domanda del settore è incerta. Inoltre, prevede di ridimensionare i lanci di prodotto più piccoli e di contenere le spese di marketing. A proposito del conflitto, l’azienda ha affermato che le interruzioni in Medio Oriente hanno frenato i ricavi dell’1,4%, e prevede che le vendite del quarto trimestre risentiranno di un impatto compreso tra il 2% e il 3%. “Il conflitto in Medio Oriente continua a pesare sull’andamento delle vendite nella regione, mentre la domanda dei consumatori nei mercati sviluppati è rimasta sostanzialmente in linea con i periodi recenti”, ha dichiarato.

Marianna Soru