La Corte Suprema della Virginia ha annullato venerdì il referendum sulla ridefinizione dei collegi elettorali approvato dagli elettori in un’elezione speciale ad aprile. Con una decisione di 46 pagine, i giudici hanno stabilito che i deputati democratici hanno violato le regole procedurali quando hanno portato l’emendamento costituzionale alla consultazione popolare per creare la nuova mappa congressuale dello Stato.
La nuova mappa avrebbe dato ai democratici fino a quattro seggi aggiuntivi alla Camera dei Rappresentanti, trasformando l’attuale equilibrio di sei democratici e cinque repubblicani in un assetto vicino al dieci a uno. Con la sentenza, la mappa attualmente in vigore, basata sui collegi disegnati nel 2021, resterà valida per le elezioni di novembre.
Punti chiave sull’attività della Corte:
- Annullamento Ridistribuzione: La Corte ha invalidato il piano di ridisegno dei collegi (redistricting) votato dal popolo in un’elezione speciale ad aprile.
- Motivazione: I giudici hanno stabilito che l’Assemblea Generale ha violato le regole procedurali, non rispettando i tempi costituzionali per l’approvazione dell’emendamento.
- Impatto Elettorale: La decisione blocca la mappa che avrebbe favorito i democratici, con potenziali ripercussioni sulle elezioni di medio termine.
- Stato attuale: Il Consiglio Elettorale di Stato ha subito un’ingiunzione che vieta la certificazione dei risultati del referendum
Cosa era successo
La procedura prevista dalla Costituzione della Virginia per i referendum costituzionali richiede che la proposta passi attraverso il parlamento statale, sia seguita da un’elezione intermedia e poi venga riapprovata dai legislatori prima di arrivare alla scheda elettorale. I democratici avevano accelerato i tempi convocando una sessione straordinaria, e proprio questa accelerazione è stata al centro del ricorso repubblicano. Cayce Myers, docente del Virginia Tech, ha spiegato che la questione legale non riguardava l’equità dei nuovi collegi, ma esclusivamente aspetti procedurali e definitori sul modo in cui si era arrivati al voto.
Il referendum era stato approvato il 21 aprile con circa il 51,5 per cento dei voti favorevoli, un margine ristretto nonostante la massiccia campagna finanziata dai gruppi democratici, tra cui il principale super PAC nazionale impegnato nella battaglia per la maggioranza alla Camera. I democratici avevano investito decine di milioni di dollari, una cifra molto superiore a quella raccolta dai repubblicani.
La sentenza rappresenta un duro colpo per le ambizioni del Partito Democratico in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. I democratici contavano sulla nuova mappa della Virginia per consolidare il proprio vantaggio e compensare le ridefinizioni dei collegi a favore dei repubblicani in altri Stati, volute dal presidente Donald Trump.





