Rossana Conte con Vuoti a perdere – pubblicato da SBS Edizioni – conduce il lettore nella Bologna del 1583, trasformando la città in un personaggio vivo, intriso di mistero e tensione. L’autrice intreccia magistralmente la ricostruzione storica con un’indagine dal sapore noir, dando vita a un romanzo che non si limita al giallo; un’analisi sulla fragilità umana, l’enigma emotivo, il mistero e quei vuoti lasciati dalla violenza e dal potere.
Rossana Conte, Vuoti a perdere: tra mistero e memoria storica

Rossana Conte con il suo libro Vuoti a perdere narra atmosfere misteriose fra storia e indagini che vanno ben oltre il classico romanzo giallo; la memoria storica si intreccia all’enigma, tenendo incollato il lettore fino all’ultima pagina del testo. La vicenda prende avvio ai piedi della celebre Fontana del Nettuno, dove viene rinvenuto il corpo di una giovane donna con il petto squarciato in forma di croce e il cuore asportato. La vittima, ex cortigiana, diviene un simbolo della complessità dei legami sociali e delle trasformazioni individuali. Quando, mesi dopo, un secondo corpo emerge nella Fontana Vecchia ci si ritrova davanti a un arcano sempre più oscuro; quella città apparentemente ordinaria e ordinata cela rituali di violenza e segreti sapientemente sepolti.
Si tratta di una storia di suspance che si dipana mediante un intreccio di piani narrativi. Conte muove la narrazione tra indagini, intrighi nobiliari e religiosi, dettagli storici accurati e precisi come gli abiti talari dei membri della Legazione Pontificia. La precisione dei particolari, insieme alla tensione crescente, ricorda per certi versi il gusto per l’ambientazione storica di autori come Umberto Eco dove il passato non è semplice sfondo, ma materia viva che guida la narrazione. La peculiarità del romanzo risiede proprio in questa fusione fra narrazione storica e romanzo giallo, stile letterario in cui il passato diventa imprescindibile dal contenuto; una sorta di azione direzionale dell’intera trama.
Il tema della violenza e la sua chiave di lettura
L’orrore degli omicidi esplicato all’interno del libro di Rossana Conte, Vuoti a perdere, non è fine a sé stesso ma diviene il mezzo attraverso cui l’autrice esplora i limiti del potere, la corruzione e il silenzio sociale. Il lettore, come gli investigatori della storia, si trova a penetrare strati di inganno e illusioni riflettendo sul prezzo umano delle ambizioni e della segretezza. La propensione al dettaglio – volendo osare anche alla cronaca – dell’autrice non è mai gratuito ma ha sempre più di una sfumatura, in quanto serve a creare tensione restituendo a chi si accinge alla lettura del romanzo la sensazione di trovarsi immersi in un tempo remoto ma, tuttavia, vivo.
La scrittura di Conte precisa e misurata, poi, trasforma ogni descrizione storica in una lente attraverso cui osservare minuziosamente la psicologia dei personaggi e il funzionamento della società del tempo. In Vuoti a perdere, la privazione e il fatuo lasciato dai crimini e dai segreti diviene metafora delle fragilità umane; la violenza, come in alcuni racconti di Edgar Allan Poe, serve a svelare caratteri e tensioni sociali trasformando l’orrore in strumento narrativo di introspezione. Nella narrazione di Rossana Conte, indirettamente, emerge un monito: il male può nascondersi negli angoli più insospettabili delle città, e anche dell’animo umano.
Vuoti a perdere, un romanzo oltre il giallo
Il romanzo di Rossana Conte si distingue per la sua capacità di combinare suspense e introspezione storica ma è anche un libro che invita a riflettere sul vuoto lasciato dai crimini e dalle omissioni, dimostrando come la letteratura possa rendere il passato un’esperienza emotiva e intellettuale intensa. L’autrice non scrive solo un giallo storico: ricorda che la storia non è fatta solo di date e documenti, ma anche di vite spezzate e scelte ambigue creando un’esperienza che è insieme storica, emotiva e letteraria. Vuoti a perdere è una esortazione a guardare dentro le pieghe della storia e a riconoscere che anche nel dolore si cela una forma di bellezza narrativa e umana che può trasformare la violenza in un invito a non dimenticare, a osservare il vuoto e a comprendere che proprio lì si annidano le verità più profonde.





