Un’inchiesta condotta dalla CNN sostiene che l’Ursa Major, la nave cargo russa affondata nel dicembre del 2024 al largo della Spagna a seguito di un’esplosione nella sala macchine, avrebbe trasportato reattori nucleari per sottomarini, destinati alla Corea del Nord. A causare il suo inabissamento, sembra, non sarebbe stato un incidente, ma un intervento militare occidentale, volto a impedire alla Russia di consegnare tecnologia nucleare agli alleati nordcoreani.
L’imbarcazione, costruita nel 2009, apparteneva a SK-Yug, sussidiaria dell’azienda di spedizioni Oboronlogistics, controllata dal ministero della Difesa russo e spesso utilizzata per trasportare materiale militare. Era salpata dal porto di San Pietroburgo l’11 dicembre del 2024, e aveva trasmesso il suo ultimo segnale alle 23:04 di lunedì 23 dicembre. A bordo, ufficialmente, si trovavano delle gru da installare nel porto di Vladivostok, città della Russia orientale che si affaccia sull’Oceano Pacifico, e alcuni componenti di ricambio per delle macchine rompighiaccio.
L’affondamento dell’Ursa Major
Il 22 dicembre del 2024, arrivata al largo della Spagna, la nave aveva rallentato senza alcun motivo. Le autorità marittime spagnole si erano messe in contatto con il capitano per sapere se avessero bisogno di qualcosa, ma avevano ricevuto una risposta negativa. Il giorno seguente, tuttavia, l’imbarcazione aveva cambiato rotta e aveva inviato una richiesta urgente d’aiuto, dopo aver riscontrato tre esplosioni nella sala macchine, costate la vita a due membri dell’equipaggio. Le autorità locali avevano immediatamente inviato delle navi militari in soccorso ma, nel frattempo, era arrivata sul posto anche la Ivan Gren, una nave da guerra russa, che aveva preso in gestione il tutto, allontanando gli spagnoli.
Stando a quanto riportato dalla CNN, la Ivan Gren avrebbe sparato dei razzi vicino alla Ursa Major, provocando quattro esplosioni e quattro movimenti sismici, riconducibili a mine sottomarine. Questa mossa avrebbe creato delle interferenze ai satelliti dei servizi di intelligence, che stavano monitorando la situazione. Poco dopo, la nave era affondata; attualmente, il relitto si trova a oltre 2.500 metri di profondità. Secondo l’emittente televisiva statunitense, una settimana dopo una nave da ricerca russa si sarebbe recata sul luogo, restandovi per cinque giorni. In quel lasso di tempo si sarebbero verificate altre quattro detonazioni, forse legate ai resti, situati sul fondo del mare. Il governo spagnolo ha dichiarato che recuperare la scatola nera non sarebbe possibile «senza risorse e rischi tecnici significativi».
Federica Checchia





