L’Iran ha risposto all’ultima proposta statunitense: lo comunica il ministero degli Affari Esteri iraniano. Secondo quanto trapelato da fonti citate da Al-Arabiya, l’Iran avrebbe chiesto una tregua prolungata e graduale, accompagnata da una formulazione politica che consenta alla leadership iraniana di preservare la propria immagine interna, evitando di apparire costretta alla resa.

Tra le richieste figurerebbe anche una riapertura progressiva e sicura dello Stretto di Hormuz – passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio – con Oman e Pakistan nel ruolo di garanti in caso di attriti. Un elemento rilevante perché separerebbe la sicurezza della rotta marittima dalla questione nucleare, riducendo il rischio di nuove escalation energetiche. Ma il punto più delicato riguarda il nucleare.

Secondo le indiscrezioni, Teheran avrebbe accettato un congelamento di lunga durata del programma nucleare invece dello smantellamento definitivo. Inoltre, circa 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito verrebbero trasferiti in Russia, e non negli Stati Uniti. L’Iran avrebbe anche ammorbidito la posizione sui risarcimenti, sostituendo alcune richieste con concessioni economiche.

Se confermata, sarebbe una svolta significativa: per anni Teheran ha difeso il diritto all’arricchimento come elemento di sovranità nazionale, mentre ora sembrerebbe accettare limiti molto più rigidi pur senza rinunciare formalmente al proprio programma.

Teheran chiede anche che gli asset iraniani congelati all’estero vengano restituiti “in modo trasparente e definitivo”, sostenendo che semplici promesse formali non siano sufficienti. Nonostante alcune aperture, restano infatti divergenze sulla restituzione dei fondi congelati.

La stessa fonte ha aggiunto che l’Iran considera “molto seria” la richiesta di un risarcimento da parte degli Stati Uniti per i danni causati dagli attacchi contro la Repubblica islamica. Sebbene nei colloqui si parli della creazione di un fondo per lo sviluppo e la ricostruzione, Washington sarebbe ancora lontana dalle richieste iraniane, sia sull’entità delle risorse che su altri aspetti dell’intesa.

La risposta di Trump all’Iran

La proposta aggiornata presentata dall’Iran per un accordo volto a porre fine al conflitto non rappresenta un miglioramento significativo ed è considerata insufficiente per raggiungere un’intesa. Lo hanno riferito ad Axios un funzionario statunitense e una fonte informata sui colloqui. Secondo il funzionario americano, se Teheran non modificherà la propria posizione, gli Stati Uniti saranno costretti a portare avanti i negoziati “con le bombe”. Secondo quanto riportato, la nuova proposta iraniana contiene formulazioni più esplicite sull’impegno a non sviluppare un’arma nucleare, ma non include dettagli concreti sulla sospensione dell’arricchimento dell’uranio né sulla consegna delle attuali scorte di uranio altamente arricchito. La stessa fonte statunitense ha inoltre smentito le indiscrezioni diffuse dai media iraniani secondo cui Washington avrebbe accettato di revocare le sanzioni sul petrolio iraniano durante i negoziati, precisando che “non ci sarà alcun alleggerimento gratuito delle sanzioni” senza azioni reciproche da parte di Teheran.