Attualità

A lezione di stereotipi con Beppe Grillo

Il video-sfogo di Beppe Grillo continua a far discutere. Un linguaggio inaccettabile e stereotipato che colpevolizza le vittime di violenza e la fa passare buona ai colpevoli.

Sottolineando come la colpevolezza o meno dei ragazzi sarà definita solo e unicamente dalla giurisprudenza, la gravità del linguaggio usato da Grillo non cambia, anzi si aggrava. Usare la propria influenza politica e pubblica per cercare di fare pressione ai giudici, proprio lui che era il più giustizialista di tutti, è qualcosa di problematico in una democrazia, che si basa appunto sulla divisione dei poteri e la libertà del settore giudiziario dalle influenze politiche. Le arringhe le fa l’avvocato in aula e non un politico sui social. Il video originale, ironicamente, si intitola “giornalisti o giudici”.

Gli stereotipi di Beppe Grillo

“Hanno 19 anni”, “sono ragazzi”, “non sono quattro stupratori”. ”Ha aspettato 8 giorni per la denuncia”, “il giorno dopo è andata in kite surf”. Il dolore di un padre non può portare alla colpevolizzazione di una presunta vittima di stupro. Ironico che proprio il governo Conte I a guida 5 Stelle abbia aumentato il periodo di denuncia in caso di stupro a 12 mesi. Intanto sui social si diffonde l’hashtag #ilgiornodopo con le testimonianze delle vittime che hanno subito violenze, sottolineando la difficoltà di riuscire a rispondere ad atti di violenza simili che troppo spesso rimangono taciuti. Il dibattito pubblico dovrebbe infatti incoraggiare alla denuncia della violenza, non terrorizzare le possibili vittime.

“Si vede che c’è la consenzialità, “c’è un gruppo che ride”. Queste parole, comprese le precedenti, le abbiamo sentite mille volte in questi contesti. Siamo abituati a sentire delle violenze giustificate e minimizzate da parole simili. Il problema di queste parole non è solo nel caso specifico (su cui decideranno i giudici), ma è un linguaggio comune a tutti questi casi di violenza che rievoca stereotipi e frasi fatte volte a normalizzare un atto di violenza. Qualcosa di inaccettabile soprattutto quando arrivano da un personaggio con un ruolo così importante nella politica del nostro paese.

Mario Monopoli

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