Cinema

Abel Ferrara e Willem Dafoe, il frutto della sua fantasia

L’infinito Abel Ferrara. Il suo sguardo d’autore, già ottimo fin dagli albori di una splendida carriera, si è perfezionato sempre di più. Nello scenario mondiale è senza alcun dubbio uno dei registi più controversi. La sua poetica si instaura tra colpa ed innocenza, tra redenzione e religione, tra peccato e tradimento. La violenza urbana, notturna e degradata nelle metropoli ha lentamente lasciato il posto ad una schietta autocritica, all’empatia e a viaggi sempre più introspettivi e autobiografici. Tragitto che, sempre più spesso e volentieri, viene percorso da Willem Dafoe, il prescelto di Abel.

Abel Ferrara - photo credit: web
Abel Ferrara – photo credit: web

Una complicità spiritica e profonda

Tra Abel Ferrara e Willem Dafoe non passa inosservata persino una sottile somiglianza. I lineamenti del viso marcati, la bocca larga e una capigliatura elegantemente sbarazzina. Un ghigno da “partners in crime” Come se la genetica volesse intervenire, rincorrendo una simbiosi spiritica. Anche la geografia li accomuna. L’Italia è nel cuore di entrambi. Abel, nato nel Bronx, ha origini nostrane (il padre era figlio di immigrati di Sarno) e dopo gli attacchi dell’11 settembre si è trasferito a Roma (dove è più facile per lui trovare finanziamenti per i suoi film europei).

Willem è sposato dal 2005 con l’attrice e regista Giada Colagrande, e con lei vive a Roma la maggior parte dell’anno. Oggi, i due sono vicini di casa nel belpaese, nel rione Esquilino della nostra capitale. Il loro rapporto artistico è quasi carnale. È una connessione profonda. Per il maestro della cinepresa, Defoe è stato Ray Ruby, il titolare di un locale di lap dance in “Go Go Tales” (2007). Nel film “4:44 Last Day on Earth”(2011), il regista lo ha scelto per il ruolo di Cisco, che trascorre le ultime ore del pianeta, prima della fine.

Nel 2014 l’attore darà il volto a Pier Paolo Pasolini, nel suo ultimo giorno di vita. Il regista lo ha persino intervistato nel suo documentario “Piazza Vittorio”(2017). Tra i due tutto ebbe inizio nel 1998, quando Ferrara scelse l’attore del Wisconsin per una parte nel film “New Rose Hotel”, quella del tenace ma ingenuo “X”, disposto a tutto pur di soffiare un prestigioso biologo alla concorrenza.

Abel Ferrara e Willem Dafoe - photo credit: web
Abel Ferrara e Willem Dafoe – photo credit: web

“Tommaso”, la confessione del regista ha il volto di Dafoe

Un anno fa il duo ha raggiunto l’apice di un’intesa umana e professionale. Abel Ferrara si è spogliato, ha esposto i suoi demoni, i suoi punti deboli e le sue mancanze dirigendo “Tommaso”, film attraverso il quale il regista ha raccontato se stesso, nel bene e nel male. E la scelta del personaggio principale, in modo del tutto naturale, non poteva che ricadere proprio sul suo attore feticcio. Gli ha affidato il ruolo del suo alter ego, lo ha vestito con gli abiti della sua mente.

Una dimostrazione di fiducia più unica che rara. Il film è infatti una sorta di diario intimo dell’autore, che ha il coraggio di denudarsi di ogni sua veste. Quella di neo-padre, ex-alcolista, ex-tossico dipendente, marito ed artista. Ed è in questa confessione completa al pubblico che il regista ha scelto Willem come suo volto.

Tommaso, una scena - photo credit: web
Tommaso, una scena – photo credit: web

Siberia“, la nuova tappa insieme di un viaggio onirico

Nel cinema di Abel, Willem è l’uomo giusto per il film giusto. Come in Siberia, il nuovo lungometraggio del regista, presentato in anteprima al Festival Internazionale del cinema di Berlino lo scorso febbraio. L’opera, una co-produzione italiana, messicana e tedesca, è una nuova tappa, lontana dalla solita New York e dall’Italia, da affrontare con l’attore preferito. Il più fidato.

E così, come consuetudine, l’attore darà la continuazione del pensiero del regista, la sua consistenza fisica. Willem interpreta Cliff, gestore di un rifugio isolato dal mondo, che intraprenderà un viaggio della mente senza limiti, tra sogni ed incubi (quelli di Ferrara, si intende). Il risultato è l’ennesima perla di creatività dai tratti onirici e liberatori di un maestro che non smette mai di stupire.

Siberia, una scena - photo credit: web
Siberia, una scena – photo credit: web

Willem, il prolungamento della voce di Abel

Ovviamente il successo, l’essenza cinematografica, si materializza anche attraverso la prova attoriale del protagonista. Perfetto per la parte, per il personaggio che il regista partorisce per lui. E se Herzog ha visto in Kinski un amico/nemico perfetto sul set, se Akira Kurosawa aveva Toshirō Mifune e se Kyle MacLachlan è il pupillo di Lynch per i suoi viaggi nelle ambiguità dell’inconscio umano, allora Ferrara risponde con il suo prediletto Willem Dafoe.

Il frutto della sua fantasia. Il duo è infallibile e non lo nasconde l’attore:

Ogni volta che lavoro con Abel cerco di essere un prolungamento di ciò che lui cerca di dire”. Lo sottolinea con affetto e umiltà il regista: “Io sono l’alter ego di me stesso, oppure sono io l’alter ego di Willem, la prossima volta ci scambieremo i vestiti”.

 Abel Ferrara e Willem Dafoe - photo credit: web
Abel Ferrara e Willem Dafoe – photo credit: web

Ed è nel cinema dei registi come Abel, quelli liberi per davvero (e non sono in molti), che si crea quell’intesa, quel legame speciale. Ferrara il film lo crea mentre lo gira, consultandosi, condividendo le idee con chi lo circonda nel set. Con la sceneggiatura come punto di riferimento, un canovaccio pronto ad essere orchestrato nello scenario delle riprese a briglie sciolte. Con l’amico Willem, il suo indissolubile ed immancabile protagonista.

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