Aborto, in Polonia diventa totalmente illegale anche per i feti malformati

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Fonte: https://www.bossy.it/blackmonday-dovremmo-tutti-sostenere-il-diritto-allaborto-in-polonia.html

La Corte Costituzionale di Varsavia vieta l’aborto nello stato polacco. Da oggi, anche per malformazioni e malattie croniche, i feti dovranno continuare a vivere

Nuova stretta dello stato polacco sul tema dell’aborto. La Corte Costituzionale ha di fatto proibito, quasi totalmente, la perdita volontaria del feto in età gestazionale. Tale fatto diventa quindi reato punibile penalmente. In uno stato, dove giusto l’anno scorso la conta delle pratiche d’aborto è poco sopra le 1100 unità, arriva la decisione restrittiva. Facendo corso ad una richiesta avanzata da circa 119 deputati, l’Alta Corte guidata da Julia Przylebska, ha chiuso all’aborto anche ai feti malati e malformati.

I numeri preclusivi dell’aborto

Se si conta che, fino a poco fa, era consentito interrompere la gravidanza solo per fatti di stupro e rischio della vita per la donna, tale chiusura suona quasi totalitaria. Infatti in Polonia più del 98% dei casi di aborto è dovuto alle complicazioni genetiche dovute al feto. Una legge che andrebbe a restringere a poche unità l’anno gli aborti nel paese, rendendo la pratica totalmente illegale.

La reazione dell’opinione pubblica

Mossa da grande sdegno, la notizia arriva a destabilizzare l’intera opinione pubblica. Durante la sentenza attivisti e contestatori si sono riversati fuori dal tribunale per manifestare il loro disdegno. “È un’infamia dello Stato polacco: i giudici si sono dichiarati contro l’eugenetica e a favore del diritto alla vita dei neonati, anche se malati, dimenticando che si tratta molto spesso di feti incapaci di vivere in modo autonomo”, ha detto Krystyna Kacpura della Federazione per le donne. E proprio mentre il Papa (reminiscenza di un altro amatissimo leader cattolico polacco) qualche giorno fa annunciava un’apertura al mondo omosessuale; ecco che in uno stato per il 95% cattolico, scende l’ombra del proibizionismo. Anche l’ex presidente della Commissione Europea Tusk punta il dito contro la sentenza: “Decidere sul divieto di aborto, nel pieno di un’epidemia che si sta diffondendo, non è solo cinismo, è di più: si tratta di malvagità politica”.

La lacuna politica

Secondo Donald Tusk il problema della sentenza è legato ai giudici non autonomi e indicati dal partito PIS. La vera lacuna, però, cade nel fatto che non ci sia più libera decisione da parte del genitore. Il mondo cattolico ha da sempre puntato il dito contro la pratica d’aborto, ritenendola una preclusione alla vita. Non biasimabile di certo. Ma se si vanno a considerare i progressi della scienza e la possibilità di poter anticipare l’ombra di un accanimento terapeutico, tutto questo assume sfaccettature diverse.

Emanuele Battaglia

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