Secondo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, i colloqui volti a ridurre le tensioni tra USA e Cina si sono conclusi con un “accordo”. Ha affermato che la Cina ha accettato di fornire magneti e terre rare alle aziende statunitensi, mentre gli Stati Uniti avrebbero ritirato le loro minacce di revocare i visti degli studenti cinesi. “Il nostro accordo con la Cina è concluso, soggetto all’approvazione finale del presidente Xi e mio”, ha scritto Trump sulla sua piattaforma mediatica Truth Social .

L’incontro è avvenuto dopo due giorni di intensi colloqui a Londra volti a risolvere i conflitti emersi, da quando le due parti avevano concordato una tregua a maggio, dopo che una rapida escalation dei dazi aveva quasi paralizzato gli scambi commerciali tra le due maggiori economie mondiali.

L’accordo prevede che i dazi restino ai livelli stabiliti a Ginevra in maggio: ovvero al 30% per il made in China e al 10% per l’import cinese di prodotti americani. Nel lodare l’intesa Trump ha parlato di tariffe sulla Cina al 55%, lasciando immaginare un aumento rispetto al livello deciso solo il mese scorso. La Casa Bianca però è subito intervenuta per precisare che la cifra indicata da Trump include i dazi al 30% imposti negli ultimi mesi (10% quelli universali e 20% quelli sul Fentanyl) e quelli del 25% che erano in vigore in precedenza. Nonostante il chiarimento ufficiale, che ha spazzato via la confusione creata da presidente, la scarsità di dettagli lascia scettici i mercati preoccupati dal fatto che all’intesa manca la firma dei due presidenti. 

In attesa delle valutazioni e della possibile firma di Trump e Xi, l’attenzione dei negoziatori americani si sposta ora sulle altre partite commerciali aperte dal presidente. In vista di luglio, quando scadrà la pausa di 90 giorni imposta dal presidente americano dopo il ‘giorno della liberazione’, le trattative con i maggiori partner commerciali proseguono. Finora gli accordi annunciati sono pochi, ma l’amministrazione si mostra ottimista e ripete che molte intese saranno annunciate a breve. Resta per ora alla finestra l’Europa che, fra i negoziati in corso,  “sarà probabilmente alla fine”, ha ammesso il segretario al commercio Howard Lutnick. “E’ molto più che spinosa nelle trattative”, ha aggiunto ribadendo che una delle difficoltà è che l’Unione Europea è composta da molti paesi e non c’è nessuno in carica. “Questo – ha osservato – è il contrario rispetto a Donald Trump”.