Moda

Adaptive: quella moda no gender, no season e ecosostenibile

Quella di Iulia Barton, il brand fashion che lo scorso settembre ha portato in passerella Adaptive, è una moda che abbatte ogni tipo di barriera.  È una collezione speciale, capace di demolire ogni forma di limiteAdaptive, no gender, no season ed ecosostenibile: sono queste le principali caratteristiche della prima collezione di abiti firmata Iulia Barton, con l’intenzione dichiarata di “ridefinire il rapporto disabilità e moda demolire l’idea che la stessa sia qualcosa di poco compatibile con il glamour“. La presentazione ufficiale è andata in scena venerdì 23 settembre con un evento in diretta streaming in occasione della Milano Fashion Week.

«Iulia Barton continuerà a progettare e sviluppare sempre di più abbigliamento d’avanguardia per un’indossabilità sempre più universale, sempre più rivolta al futuro della moda. Colgo l’occasione per ringraziare i nostri partner Ferrovie dello Stato Italiane, BPER Banca e Canon per aver avuto la volontà e la consapevolezza di condividere questo percorso insieme a noi. Un percorso fatto di grande visione e di azione efficace per il bene comune»

Ha commentato Fabrizio Bartoccioni, Responsabile Marketing di Iulia Barton all’indomani della forte eco suscitata dal defilé. Un défilé che ha voluto rompere gli schemi e andare oltre, aprendo la strada a un nuovo modo di concepire la moda.

Adaptive, il brand: una vestibilità universale

Adaptive, la collezione inclusiva di Iulia Barton -Photo Credits:gazzettadimilano.it
Adaptive, la collezione inclusiva di Iulia Barton -Photo Credits:gazzettadimilano.it

Iulia Barton è un brand di moda inclusiva, fondato dall’imprenditrice romana Giulia Bartoccioni con l’obiettivo di privilegiare il corpo di chi indosserà gli abiti piuttosto che il design fine a se stesso, seguendo principi di vestibilità universale:

«La moda tradizionale – spiega – resta un mondo poco accessibile per chi ha corpi non conformi. Tutti i nostri abiti, invece, nascono dall’ascolto delle persone che li devono indossare: chi è in carrozzina, per esempio, chiede tessuti elastici, aperture laterali, un buon sostegno del busto e libertà nei movimenti. Chi ha subìto un’amputazione ha altre necessità, per esempio far vedere le protesi o toglierle senza doversi spogliare. Per questo, tutti i modelli sono scomponibili: le maniche delle felpe si possono staccare e le gambe dei pantaloni hanno tre cerniere che permettono di regolare la lunghezza sulla base delle necessità personali o della stagione».

I look: venti look con dieci pezzi “intercambiabili”

La collezione è formata da 20 diversi look, ottenibili attraverso la combinazione di 10 pezzi, intercambiabili tra loro in stile “urban”, ed è pensata per essere indossata da chiunque al di là del genere, della stagione e del corpo. A disegnarla è stato Diego Salerno, head designer di Iulia Barton e HR consultant specialist design department Max Mara Fashion Group, anche attraverso un percorso di ricerca che ha coinvolto oltre 50 persone con caratteristiche e bisogni differenti.

«Versatilità è la nostra parola d’ordine: i pantaloni sono studiati per adattarsi in vita a tre taglie diverse, hanno aperture facilitate su entrambi i lati e supporti interni perché le cerniere non tocchino mai la pelle. Non abbiamo lasciato nulla al caso e continueremo ad aggiornare i capi sulla base dei riscontri che arriveranno da chi li indosserà». 

A dare un tocco in più è l’ecosostenibilità: i tessuti, infatti, sono realizzati con materiali di riciclo.

Giulia Bartoccioni: chi è la fondatrice di Iulia Barton

Giulia Bartoccioni è la CEO/Founder della prima agenzia e piattaforma di moda inclusiva al Mondo che si occupa di promuovere la bellezza e la moda attraverso la diversità e la disabilità, la Iulia Barton Inclusive Fashion Industry. La moda per Giulia è sempre stata sinonimo di cambiamento, per questo è stata spinta a rivoluzionarne i codici. Il suo progetto nasce da un dramma familiare. Infatti, quando aveva 6 anni, durante i giorni di vacanza estiva, suo fratello ha avuto un brutto incidente proprio davanti ai suoi occhi. Aveva solo 17 anni e un tuffo in piscina gli ha provocato una lesione al midollo spinale che lo ha costretto a vivere in sedia a rotelle.

Giulia Bartoccioni ha iniziato a lavorare nel 2005, quando suo fratello ha creato una Fondazione che si occupa di finanziare la ricerca scientifica sulle lesioni midollari. Così è iniziata la sua esperienza a livello professionale, inziando a lavorare all’interno della Fondazione come event manager. Nel 2010 ha dato vita a un nuovo progetto di “moda inclusiva“, portato per la prima volta donne e uomini con disabilità in passerella insieme a modelle professioniste, creando un format del tutto nuovo e mai sperimentato. La prima sfilata ebbe un enorme successo, nonostante le difficoltà legate sia alla logistica che all’idea di proporre un modello di bellezza differente, in uno mondo chiuso come quello della moda. Dopo varie edizioni l’evento è stato ospitato alla New York Fashion Week.  Da qui è nata la sua azienda, nel 2016.

La Iulia Barton Inclusive Fashion Industry

Iulia Barton, presente anche sui social con un profilo Instagram da 10 mila follower, seleziona donne e uomini con ogni tipo di disabilità da tutto il mondo, con lo scopo di trasformarli in modelli professionisti. Attualmente conta circa 40 modelli/e inclusivi che vengono formati e preparati per passerelle internazionali, anche all’interno delle più importanti fashion week come Milano, Parigi, New York e Roma.

“La bellezza non si limita al solo aspetto fisico, anche se certamente nel mondo della moda è un elemento fondamentale, ma a mio avviso è strettamente connessa al concetto di consapevolezza e di percezione di se, dei propri punti di forza e soprattutto delle proprie imperfezioni. Avere la possibilità di riscoprirsi e mettersi in gioco, superando e accettando i propri punti deboli, ho scoperto essere fondamentale per dare maggiore forza a donne che pensavano di non poter più essere attraenti e femminili e di non essere adatte ad indossare un abito di alta moda o una scarpa col tacco. Questo è stato un dettaglio significativo nel mio percorso professionale ed è ciò che mi conferma ogni volta che la strada che sto percorrendo è quella giusta.”

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