Adore è l’ambizioso tentativo, targato Cadabra Games (uno studio indie brasiliano) e distribuito da QUbyte Interactive, di creare il mix che tutti sognavamo: il collection e l’addestramento di mostri in stile Pokémon, fuso con la frenesia e l’azione hack and slash isometrica di un Diablo. Il protagonista, Lukha, è l’ultimo “adoratore” del dio delle creature Draknar e deve richiamare la fauna del Gaterdrik per combattere contro un semi-dio malvagio.

Il Concept che Rompe le Regole e la Sfida Indie

L’ispirazione più evidente è la serie di Game Freak, ma con un’applicazione al gameplay dinamica. Mentre i Pokémon si basano sui turni, Adore traspone l’idea di squadra di mostri in un Action RPG in tempo reale. Il sistema è semplice quanto geniale: Lukha può lanciare (evocare) quattro creature in slot rapidi, e queste combattono in autonomia. La vera abilità del giocatore non è l’attacco diretto (Lukha non ha poteri significativi in prima persona), ma nel dosare il richiamo. Richiamare una creatura in tempo è vitale per mantenerla in salute e sfruttare le combo elementali. L’approccio di Cadabra Games è stato quello di dosare sapientemente le proprie aspirazioni con le possibilità di una piccola casa di sviluppo, concentrandosi sull’originalità del meccanismo di evocazione.

Roguelite di Grinding e Collezionismo

Il gioco utilizza la struttura roguelite per giustificare la continua ricerca di nuove creature: il reclutamento avviene tramite purificazione sul campo o sblocco casuale da casse, e il grinding attraverso run multiple è necessario per costruire una squadra forte. Le sezioni ad alto rischio e alta ricompensa (“side quest” high risk, high reward) si distinguono per l’intensità e la lunghezza delle battaglie rispetto alla media degli altri titoli roguelite, un aspetto che gli appassionati di dungeon crawler in stile Diablo apprezzeranno di certo.

La Sottile Linea tra Innovazione e Monotonia

Nonostante l’eccellente premessa, Adore tuttavia non riesce a sostenere l’interesse nel lungo periodo, soffrendo di un ciclo di gioco eccessivamente ripetitivo. Il sistema di targeting automatico si rivela problematico in situazioni affollate, compromettendo il core del collection gameplay e rendendo meno intuitivo di quanto dovrebbe proseguire in alcuni scontri con tanta “carne al fuoco”. Inoltre, la mancanza di una guida iniziale chiara rende l’immersione difficile per i giocatori attratti dal concept “pokémonoso”, che si troveranno di fronte una struttura molto più complessa, troppo complessa a volte, rispetto all’apparenza iniziale.

Sebbene la performance su Switch sia tecnicamente solida, la monotonia del gameplay loop non permette a Adore di emergere pienamente in un mercato roguelike sempre più competitivo e ricco di nuovi emergenti eccellenti. È un titolo innovativo nel concetto, certo, ma altalenante nella pratica, che offre pertanto un’esperienza piacevole e appagante di circa 6-10 ore, ma non vi resterà impresso molto a lungo dopo. Peccato!