Adriano Sofri nato a Trieste il 1 Agosto del 1942, è un giornalista, scrittore, attivista italiano; discusso protagonista di quelli che furono i cosiddetti anni di piombo. Ex leader di Lotta Continua viene condannato a ventidue anni di carcere per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi; omicidio del quale ammette solo la responsabilità morale, e mai quella penale. Adriano Sofri non ha mai chiesto quella grazia più volte auspicata da intellettuali, artisti, e politici italiani; grazia che non gli è mia stata concessa. A tutt’oggi collabora con diversi quotidiani fra cui La Repubblica e Il Foglio.

La vita, la formazione, l’attività politica

Adriano Sofri ha trascorso infanzia e giovinezza fra Taranto, Milano, Palermo e Roma. Il padre era nella marina militare, la madre un’insegnante. Secondo di tre fratelli, uno divenuto storico e saggista, nel 1960 si iscrive alla Normale di Pisa, da dove viene espulso tre anni dopo, per infrazione disciplinare. Si laurea cosi all’università statale, sempre a Pisa, in Storia della filosofia con una tesi su Antonio Gramsci.

Attivo nella sinistra operaista italiana sin dai primi anni sessanta, collabora alla omonima rivista prima, e dando vita dopo, al movimento “il potere operaio pisano”. Infine, organizza la formazione extraparlamentare comunista Lotta Continua, di cui è stato uno dei leader principali fino al 1976. Dopo gli insuccessi del 1975 e del 1976 infatti, dove il movimento appoggiava ora il partito comunista nelle elezioni amministrative, ora un movimento d’avanguardia denominato democrazia proletaria, Lotta Continua implode, si scioglie. Al suo posto come portavoce di idee e ideologie di quel movimento rimane solo il giornale che ne porta il nome.

17 Maggio 1972-omicidio Calabresi- fonte web
17 Maggio 1972-omicidio Calabresi- fonte web

Il fatto scatenante

Il motore di tutto fu la bomba che scoppiò il 12 dicembre del 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura in P.zza Fontana, nel pieno centro di Milano. Polizia, carabinieri e governo accusarono gli “anarchici” del delitto. Dopo varie indagini, venne convocato in questura per un colloquio, in realtà come presunto colpevole, un semplice ferroviere di nome Giuseppe Pinelli,esponente dell’anarchia milanese. Purtroppo però, una notte di tre giorni dopo, durante uno dei tanti interrogatori a cui era stato sottoposto, Pinelli muore nel cortile della questura, apparentemente per essersi buttato da una delle finestre.

Il questore interpretò il gesto, di fronte alla stampa, come un suicidio, causato dal senso di colpa di Pinelli e dal suo sentirsi ormai stretto alle corde. Gli anarchici e la sinistra, invece, puntarono il dito contro l’allora commissario Calabresi accusandolo di essere il responsabile del presunto suicidio del Pinelli. Inizia così da parte di Lotta Continua una campagna stampa violenta, che portò il commissario prima alla querela, e quindi ad un processo per accertare le responsabilità di quella morte, e poi alla sua uccisione il 17 Maggio del 1972.

Prima pagina Lotta Continua_fonte web
Prima pagina Lotta Continua_fonte web

L’arresto, la condanna, la fine

L’omicidio politico non è l’arma decisiva per l’emancipazione delle masse, anche se questo non può indurci a deplorare l’uccisione di Calabresi, atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia.
Adriano Sofri – editoriale del 18 maggio 1972

Adriano Sofri, venne arrestato per la prima volta nel 1988, molti anni dopo l’omicidio, e grazie alle dichiarazioni rilasciate dal pentito Salvatore Marino, altro personaggio molto discusso e controverso di tutta questa storia. Tuttavia, pur proclamandosi innocente circa la responsabilità penale dell’omicidio, egli coerentemente, si dichiara colpevole di quella morale. Come letto sopra infatti, seppur non volle titolare “Giustizia è fatta” il giorno dopo l’omicidio, egli non ne prese le distanze.

Verrà condannato a 22 anni di carcere, scontando la sua pena di fatto, a trent’anni di distanza da quell’omicidio. Nel 2012 godendo di alcuni sconti e riduzioni, tra cui l’indulto del 2006, l’ufficio di sorveglianza di Firenze firma per lui il provvedimento di fine pena. Ha scontato, sotto vari regimi di detenzione (9 anni in carcere, 7 in semilibertà e arresti domiciliari) una pena complessiva di circa 15-16 anni di reclusione, così ridotta dai 22 iniziali, ed è tornato un uomo libero.

Adriano Sofri-ritratto-fonte web
Adriano Sofri-ritratto-fonte web

 Adriano Sofri

Abbandonata la militanza politica, Sofri non ha mai messo di scrivere. È stato protagonista di importanti reportage sia da dentro le mura del carcere, che una volta tornato in libertà. È considerato intellettuale di spessore, impegnato, attento testimone di tutto il suo tempo, anche se mai narratore distaccato. Ha pubblicato i suoi quasi 30 libri con le maggiori case editrici italiane, da Sellerio a Mondadori. È padre del giornalista Luca Sofri e suocero della giornalista e scrittrice Daria Bignardi.

Aldilà di quale sia la verità vera, e quella dei fatti, e quella processuale, e quella della sua vita, Adriano Sofri rimane uno dei personaggi più controversi e discussi della storia politica italiana.

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