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Afghanistan, una docente chiede aiuto via Messenger: “Portatemi via da qui”

Dall‘Afghanistan una docente e attivista per i diritti umani ha contattato via Messenger la redazione della rivista italiana Vanity Fair per chiedere aiuto. Il Paese da agosto è di nuovo in mano ai talebani. Nonostante le promesse di rispettare i diritti delle donne, di fatto le stanno escludendo da lavoro e istruzione.

Afghanistan, la disperazione di Jamila: “Portatemi via da qui”

Jamila, nome di fantasia della donna, vive in Afghanistan ed è da sempre impegnata contro il terrorismo e in difesa della libertà e della democrazia. Grazie al suo impegno come attivista ha avuto modo di conoscere persone al di fuori del suo Paese. Ora sta chiedendo aiuto a chiunque abbia conosciuto per essere portata via da lì.

Come tante persone che credono nei valori democratici, Jamila oggi è costretta a vivere nascosta, per paura di essere sequestrata e uccisa dai talebani. La donna è particolarmente impegnata per la tutela dei diritti delle donne, che ora non camminano più da sole per le strade afghane, in molte hanno abbandonato il lavoro e lo studio e sono costrette ad indossare il burqa. Della sua esperienza come donna afghana sotto il regime dei talebani, Jamila racconta:

«Ho smesso di lavorare il 10 agosto. Anche le mie colleghe sono a casa e non possono andare in ufficio. Fra i colleghi uomini, alcuni che hanno trovato un modo per entrare in contatto con i talebani stanno continuando il loro lavoro, ma altri – quelli il cui lavoro risultava sgradito agli estremisti – sono dovuti scappare».

Dal 10 agosto Jamila trascorre il suo tempo in casa, cercando notizie su ciò che accade nel suo Paese e informazioni su come cambiare indirizzo. Non può uscire perché teme per la sua vita e sa che i talebani la seguirebbero. Hanno tutti i nomi e le informazioni su coloro che si oppongono al regime. Per un’ex docente e attivista sarebbe molto difficile uscire di casa senza conseguenze.

Jamila non ha mai creduto alle promesse che i talebani hanno pronunciato subito dopo aver preso il controllo del Paese. Avevano assicurato il rispetto per i diritti delle donne e la possibilità di continuare a lavorare e studiare. Jamila, invece, sapeva già che la situazione sarebbe degenerata:

«Credo anche che peggiorerà di giorno in giorno, perché gli estremisti non credono a nessun valore moderno, come la democrazia, la libertà di espressione e i diritti delle donne. Anzi, i talebani considerano infedeli i difensori della democrazia e dei diritti delle donne: li arrestano con vari pretesti e li uccidono».

Nel suo messaggio Jamila chiede aiuto alla comunità internazionale, affinché si preoccupi dei diritti umani degli afghani che vivono nel terrore. La richiesta di Jamila è comune a quella di molte donne e uomini in Afghanistan: che la comunità internazionale protegga le persone che hanno lottato per lo sviluppo dei valori democratici nel paese.

Giulia Panella

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