Un amaro paradosso si svolge a Gaza, mentre una nave carica di cibo cerca di fermare la fame, Israele continua a gettare bombe, negare la crisi e colpire civili e operatori umanitari.
Una nave battente bandiera panamense con a bordo 1.200 tonnellate di generi alimentari è approdata martedì nel porto israeliano di Ashdod, dopo un controllo preventivo a Limassol, Cipro. Il carico – pasta, riso, cibo per bambini e conserve – è destinato alla popolazione della Striscia di Gaza, dove le Nazioni Unite avvertono che la carestia è ormai imminente.
Il ruolo di Cipro
L’operazione è stata resa possibile dal Fondo Amalthea, istituito lo scorso anno con il sostegno finanziario degli Emirati Arabi Uniti. Circa 700 tonnellate provengono da Cipro, il resto da Italia, Malta, un ordine religioso cattolico e dalla ONG kuwaitiana Al Salam Association. Gli aiuti, una volta sbarcati, saranno consegnati alla World Central Kitchen (WCK), tra le poche organizzazioni ancora in grado di operare a Gaza. Il tutto, nonostante gli attacchi che hanno già ucciso decine di suoi volontari dall’inizio del conflitto.
Le spedizioni navali stanno diventando l’unico canale praticabile per inviare aiuti su larga scala, data la scarsa efficacia dei lanci aerei e le restrizioni israeliane via terra. Solo nel 2024, da Cipro sono partite 22mila tonnellate di aiuti diretti alla Striscia.
Aiuti negati da israele e bombe su Gaza, nonostante le aperture di Hamas
Martedì, mentre la nave si avvicinava ad Ashdod, almeno 26 persone sono state uccise in nuovi attacchi israeliani: otto in un campo di sfollati a Khan Younis e altre quattro a Deir al-Balah. Le vittime aumentano nonostante Hamas abbia dichiarato di aver accettato l’ultima proposta di cessate il fuoco. Israele però non ha ancora risposto ufficialmente, continuando con i raid e annunciando l’intenzione di occupare la città di Gaza e altre aree densamente popolate.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu respinge le accuse di carestia parlando di “bugie” diffuse da Hamas. Ma i dati Onu smentiscono: la malnutrizione ha raggiunto livelli record dall’inizio della guerra. Ormai siamo in una distopia.
Record di operatori umanitari uccisi
La violenza non risparmia chi porta soccorso. Nel 2024 sono stati uccisi 383 operatori umanitari nel mondo, quasi la metà a Gaza, secondo l’Ocha.
Attacchi di questa portata, con zero responsabilità, sono un’accusa vergognosa all’inazione internazionale.
ha denunciato il capo dell’agenzia, Tom Fletcher.
Il 2025 non mostra inversioni: già 265 operatori sono stati uccisi e 245 attacchi documentati. Tra i casi più gravi, quello del 23 marzo a Rafah: 15 medici e soccorritori uccisi dall’esercito israeliano, i cui corpi sono stati trovati in una fossa comune, secondo l’Onu.
Negati anche gli aiuti umanitari, mentre Israele lancia bombe impunemente
L’apertura di corridoi umanitari via mare non basta a invertire la catastrofe. Israele, pur permettendo alcuni passaggi, continua a colpire indiscriminatamente civili e infrastrutture, alimentando una crisi che rischia di trasformarsi in fame di massa. Le aperture di Hamas non trovano risposta. Mentre la diplomazia resta bloccata, a Gaza milioni di persone sopravvivono tra bombe, carestia e un livello di insicurezza che non risparmia neppure chi porta aiuti.
IIsraele agisce nella piena impunità, senza nemmeno più il bisogno di nascondersi. Viene da chiedersi dove sia finito il senso della vita e della giustizia che dovrebbe ancora rendere la vita collettiva degna di essere vissuta.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





