Dallo spazio alla Terra

Classe 1923, alto, magro, ambizioso e dal carattere aspro. Alan Shepard è un astronauta della NASA con l’obiettivo di arrivare primo in ogni ambito: dalle graduatorie fino al suolo lunare. La sua carriera e l’accensione dei motori sono in ascesa e nel 1961 diventa il primo americano a viaggiare nello spazio, una gran festa per tutti, tranne che per lui. La partenza viene rimandata più volte così il sovietico Gagarin gli soffia il primato e Shepard non è contento, il tavolo a cui è seduto non è abbastanza spesso da rompergli la mano ma è sufficientemente sottile da frantumarsi in diversi pezzi.
Si va indietro di 100 anni esatti. Nel 1861 un medico francese “trova riposo solo nel suo lavoro”, dedizione ripagata con la scoperta della Sindrome di Ménière: aumento della pressione dei fluidi nell’orecchio interno. Malattia che consacra la sua carriera ma che rischia di tarpare per sempre gli alettoni di Shepard.

Alan Shepard
Copertina del Time 5 maggio 1961.
Photo Credits: www.time.com

Alan fa finta d’ignorare le improvvise nausee e perdite d’equilibrio ma poi cede alla sua stessa morale; confessandosi. La sua espiazione sarà un lavoro d’ufficio alla NASA, nessun volo in solitaria per 6 anni e ambizioni tramutate in rammarichi.
Shepard però non si chiude tra le quattro mura e cerca una cura che non si fa trovare, nascondino concluso in un hotel di Los Angeles nel 1969 dove (sotto pseudonimo) incontra dei medici disposti a fare un intervento, tanto innovativo quanto rischioso.
L’operazione è un successo ed il tubo inserito nel suo orecchio sinistro gli permette di tornare a volare sia con la mente sia con i velivoli, oltre a poter swingare nel suo golf club di fiducia.

Alan Shepard e il suo piano

La missione Apollo 13 del 1970 è un disastro e l’equipaggio si salva per miracolo, Shepard osserva da terra e immagina già la sua entrata nella storia. Il piano lui ce l’ha in mente e ringrazia l’attore Bob Hope per l’idea: la stella del cinema si porta appresso (troppo spesso) il suo tarlo per il golf e non fa eccezione la sua visita alla NASA negli anni ’60, guidata proprio da Shepard. L’astronauta spiega all’attore il macchinario anti-gravità ma gli esempi pratici scarseggiano, l’attore usa la sua ironia e dice: “Sicuramente sulla Luna sarei un giocatore migliore”. Shepard in quel momento capisce che il prossimo protagonista dello schermo non sarà il suo ospite, ma lui stesso.

Alan Shepard e lo strumento della sua “Performance”
Photo Credits: Fox News

L’allenamento “speciale”

Shepard con l’aiuto di un Golf Club a Houston modifica la parte finale di un ferro 6 per poterlo incastrare nel raccoglitore per rocce, mettendolo in un calzino insieme a delle palline. Quando indossa la tuta fa dei movimenti che simulano lo swing ad una mano e nel suo club si allena solo dal bunker… l’addestramento è completo.
A 47 anni diventa il più anziano a mettere piede sulla Luna: la missione è un successo ma prima di tornare nello shuttle si ferma, prende la mazza, appoggia le palline e con i primi due colpi alza solo sabbia e rocce (senza penalità). Il primo impatto viaggia 40 yards ed entra in un cratere: “Mi sembra uno slice, Alan” gli dice il compagno – “Eh già, ho fatto socket” risponde lui.
La seconda pallina vola per “Miglia e miglia” dirà ai media, ma negli anni ’90 ammetterà di aver fatto “Solo 400 misere yards”.

Ritorno e gloria di Alan Shepard

Tornato sulla Terra, il mondo dalle TV ormai a colori ha osservato la sua performance. Tra questi c’è anche il cantante Bing Crosby: 75 membership in altrettanti golf club e l’invenzione della Pro-Am a Pebble Peach fanno intuire la sua passione. Una delle migliori voci statunitensi del ‘900 non può che convincere Shepard, lo strano ferro 6 ed il galeotto calzino vengono donati al museo della USGA.
Perchè alla fine non importa dove riponi i ferri dopo il giro; ciò che conta davvero, è dove fai atterrare la palla.

Alan Shepard
La parte finale del Ferro 6 montata al River Oaks County Club (Houston)
Photo Credits: USGA

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