La storia di Alberto Picco, l’eroico patriota italiano, di origine spezzina, che fu tra i principali fondatori dello Spezia Calcio.

“…era un covo di pirati e noi siamo i loro figli! …”, il bellissimo e pittoresco inno dello Spezia Calcio, scritto da Riccardo Borghetti, ad un certo punto recita questo parole. Ma non sono stati Barbanera o Jack Sparrow a fondare la squadra ligure, bensì un altrettanto prestigioso personaggio storico. Stiamo parlando di Alberto Picco di Ulrico, eroico militare italiano, di origine spezzina, caduto in battaglia.

Alberto Picco
Alberto Picco (fonte: sportmain.it)

Alberto Picco, fondatore dello Spezia Calcio

È necessario partire da qui. Precisamente dal 10 Ottobre del 1906, quando il commerciante svizzero Hermann Hurni, insieme ad alcuni suoi connazionali, fondò la sezione football dello Sport Club Spezia. Un club che tuttavia ebbe una parentesi piuttosto breve, non disputando nessuno scontro ufficiale, ma limitandosi per lo più a sfidare nella Piazza d’Armi della città occasionali gruppi di marinai, che erano lì di passaggio.

Hermann Hurni
Hermann Hurni (cittàdella spezia.com)

Bisogna infatti aspettare fino al 20 Novembre del 1911, giorno in cui Alberto Picco ed altri suoi concittadini costituirono ufficialmente lo Spezia Calcio 1906. Come primo presidente venne eletto Francesco Corio, di origini napoletane, preside dell’Istituto Tecnico spezzino, rimanendo in carica fino al 1915. Alberto, invece, secondo l’organigramma societario del tempo, rivestì il ruolo di consigliere e tesoriere, ma non solo. Fu anche calciatore e capitano della nuova compagine, partecipando alla prima partita amichevole contro la Virtus Juventusque Livorno, giocata il 20 gennaio del 1912. Il match terminò con il risultato di 2 a 2, in cui fu proprio lui a segnare una rete. La sua carriera però fu purtroppo interrotta dalla chiamata alle armi (la Prima Guerra Mondiale incombeva).

L’impresa e la morte durante la Prima Guerra Mondiale

Si arruolò così nel Regio Esercito e, dopo aver frequentato il Corso Allievi Ufficiali di complemento presso il 5º Reggimento alpini, fu promosso col grado di Sottotenente. All’entrata in guerra del Regno d’Italia (24 maggio 1915) il suo battaglione, inquadrato nella Brigata fanteria “Modena”, si trovava schierato a Monte maggiore sulle Alpi Giulie, da dove poi avanzò sempre più con i suoi uomini.

Nella notte fra il 15 ed il 16 giugno del 1915, alla testa di 130 Alpini, si lanciò alla conquista della cima del Monte Nero, sulla riva sinistra del fiume Isonzo, sopra Caporetto. L’attacco ebbe successo, i nemici furono sbaragliati, ma lui rimase colpito. Dapprima al piede, decidendo di non fermarsi nell’assalto, poi più gravemente al ventre.  Poco prima di morire a causa di quella ferita, chiamò il suo capitano, Vincenzo Arbarello, al quale, in un commovente abbraccio, come riportano le fonti, rivolse queste ultime parole: “Viva l’Italia e avanti Savoia! Muoio contento di avere servito bene il mio Paese!”. E probabilmente anche un “Forza Spezia!” ci piace pensare che gli sia scappato. Per il coraggio dimostrato sul campo, il re Vittorio Emanuele III di Savoia gli conferì la Medaglia d’argento al valor militare.

Vittorio Emanuele III
Vittorio Emanuele III (fonte: lindro.it)

Lo Stadio “Alberto Picco” di La Spezia

Per celebrare al meglio la sua memoria, gli fu dedicato lo Stadio Comunale di La Spezia, costruito nel 1919, lo stadio, appunto, “Alberto Picco”, dove ancora oggi gli ‘Aquilotti’ scendono per affrontare le gare casalinghe. Nel 1966, invece, è stato inaugurato un monumento in suo onore, presso i giardini pubblici, sempre di La Spezia, in occasione dell’adunata annuale degli Alpini.

Stadio Alberto Picco
Stadio Alberto Picco (fonte: acspezia.com)

Dopo tutto “questo è un nido di rapaci, questa è Spezia che ne dici?”, dove non nascono piccioni spennati, ma aquile maestose, proprio come fu Alberto Picco, glorioso patriota e amato papà di questi colori.

Tartaglione Marco

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