Alessandra Amoroso si è esibita ieri sera a Napoli con la prima delle due tappe partenopee del Fino A Qui Tour, che si concluderà stasera nel capoluogo campano.
Il 2024 dell’artista salentina si era aperto sul palco del Festival Di Sanremo, dove ha partecipato per la prima tra i big con il branco (Fino A Qui) che ha dato il titolo all’ultimo tour. Scritto dalla stessa Alessandra insieme a Takagi, Ketra, Federica Abbate e Jacopo Ettorre, “Fino a qui” è una ballad intensa che parla di cadute, difficoltà che nella vita ci si trova inevitabilmente a dover affrontare, ma anche di come ci si possa rialzare da queste “cadute”, ritrovandosi ad avere una prospettiva totalmente nuova sulle cose. Il brano che si è classificato nono all’ultimo Festival Di Sanremo, nasce a seguito di un momento complicato attraversato dalla stessa interprete:
Alessandra Amoroso, la prima delle due date al Palapartenope di Napoli





Nell’ultimo anno io sono caduta e oggi sono qui a raccontarvi la mia versione di questa storia. Mi sono sentita sopraffare da situazioni che in 15 anni di carriera non mi ero mai trovata a dover affrontare e che non ero preparata ad affrontare…Una valanga d’odio mi ha investita da un giorno all’altro, e non parlo dei meme su cui ho sempre scherzato per prima, ma parlo degli insulti molto gravi e delle minacce di morte che mi arrivavano quotidianamente. E il giudizio non era rivolto solo alla cantante Alessandra Amoroso, ma si stava riflettendo anche su Alessandra come persona. Sono uscita un giorno a cena con la mia migliore amica, a Lecce, e una persona mi si è avvicinata e, dopo aver scattato una foto insieme, mi ha detto “Ah, allora non sei così st****a come dicono...Lì ho realizzato che tutto quello che stava succedendo stava cambiando anche l’idea che la gente aveva di me. Io mi sono sentita messa all’angolo.
A quel punto la Amoroso ha deciso di prendere un break allontanandosi dall’Italia: “Avevo bisogno di prendermi del tempo per ritrovare un equilibrio con la musica, con me e con gli altri. Sono scappata in Colombia, e per tutto il periodo in cui sono rimasta lì non c’è mai stato, ve lo giuro, un momento in cui mi si sono detta di voler tornare perché sentivo la necessità di stare lontano, era quello di cui avevo bisogno. Solo la mattina del 28 febbraio, dopo una chiamata con il mio miglior amico, mi sono resa conto di dover tornare in Italia e affrontare tutto quello che avevo lasciato, lo dovevo a me e a tutte quelle persone che non hanno mai smesso di dimostrarmi il loro amore”





Nel corso del suo intervento durante la partecipazione allo scorso Festival ha continuato: “Quando sono rientrata in Italia ho ripreso il mio percorso di psicoterapia e non è stato facile, ma piano piano mi ha aiutato a trovare una prospettiva nuova per vedere non solo me stessa, ma anche il mio lavoro con quello che comporta, ed è solo quando l’ho accettato che mi sono riavvicinata alla musica. In quel periodo mi hanno contattato Takagi e Ketra dicendomi che avevano una bozza di brano da sottopormi, siamo entrate in studio insieme a Federica Abbate e Jacopo Ettorre, e piano piano mentre il brano prendeva forma mi rendevo conto che rappresentava esattamente quel mio momento.
Le immagini sono a cura di © Lorenza Calafati
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