Alessandra Giudicessa è diventata popolare con la sorella Valentina per il ruolo delle gemelle cleptomani nei film «Come un gatto in tangenziale» di Riccardo Milani. Un raro caso, quello delle Giudicessa, di perfetta aderenza tra finzione e realtà. Le sorelle, infatti, hanno davvero vissuto da professioniste del furto e con un padre che tirava avanti grazie alle rapine.
La fama derivante dai ruoli avuti al cinema non pare aver migliorato la vita delle gemelle: «I soldi sono finiti subito. Ci siamo ritrovate come prima, anzi, pure peggio. Perché alla fine ci sono arrivate tutte le denunce della gente che, guardando il film, poi si è ricordata che eravamo andate a rubare davvero…» è l’amara constatazione di Alessandra Giudicessa.
«Se le dicono ladra, che è un brutto termine – domanda Fagnani – lei si offende oppure lo considera la cronaca dei fatti?». «Mi offendo perché non mi sento una ladra, lo faccio per necessità. Ci rimango male se la gente mi dice che sono ladra, però lo sono!» ammette Alessandra Giudicessa che a Fagnani chiarisce il motivo dell’assenza di Valentina, anche lei invitata per partecipare a Belve Crime: «In questo momento sta agli arresti domiciliari e quindi non è potuta venire».
Poi si sbottona rivelando la tecnica utilizzata con la gemella: «Vi hanno sempre dato furto con destrezza…», annota Fagnani. «Perché siamo due, magari una distrae e l’altra prende, capito? Quindi per loro il reato di destrezza è quello. Una parla alla commessa e l’altra ruba» confessa Giudicessa. Non mancano i passaggi intensi dell’intervista dove Giudicessa ripercorre gli anni difficili dell’infanzia: «Nostro padre era sempre in galera e mamma ci ha messo in collegio da bambine. Siamo cresciute io e mia sorella da sole» e sul finale a Fagnani confessa: «Vorrei poter tornare indietro e cambiare tutto, mi taglierei le mani per avere una vita nuova».





