È arrivata alle ore 12:38, dopo appena due ore di camera di consiglio, la sentenza di primo grado della Corte di assise di Milano, che ha condannato all’ergastolo Alessandro Impagnatiello. Il barman trentunenne era imputato per l’omicidio pluriaggravato della fidanzata Giulia Tramontano, al settimo mese di gravidanza, uccisa la sera del 27 maggio 2023 a Senago, in provincia di Milano, con trentasette coltellate.

I giudici hanno accolto la richiesta del pm Alessia Menegazzo e del procuratore Letizia Mannella, non riconoscendo alcuna attenuante. Esclusa unicamente l’aggravante dei futili motivi; confermate, invece, quelle della premeditazione, della crudeltà e del rapporto di convivenza. La Corte ha riconosciuto, inoltre, il concorso formale tra l’omicidio e le altre due imputazioni di occultamento di cadavere e interruzione di gravidanza non consensuale, aggiungendo all’ergastolo anche sette anni di reclusione per questi reati.

Qualora la condanna diventi definitiva, Impagnatiello dovrà scontare anche la pena accessoria di tre mesi di isolamento diurno. I giudici, presieduti da Antonella Bertoja con a latere la togata Sofia Fioretta, hanno riconosciuto per ognuno dei familiari di Giulia, costituitosi parte civile, una provvisionale di risarcimento di duecentomila euro (i genitori) e centocinquantamila euro (fratello e sorella).

Ergastolo per Alessandro Impagnatiello: l’iter processuale

alessandro impagnatiello
Giulia Tramontano, uccisa il 27 maggio 2023 da Alessandro Impagnatiello, mentre era al settimo mese di gravidanza

Il 3 novembre 2023, la procuratrice aggiunta Letizia Mannella e la pm Alessia Menegazzo avevano chiesto il giudizio immediato per Impagnatiello, con l’accusa di omicidio volontario aggravato, interruzione non consensuale di gravidanza e occultamento di cadavere. Lo scorso 10 giugno, i giudici avevano ordinato a sorpresa la perizia psichiatrica per l’imputato, i cui risultati, tre mesi dopo, avevano confermato la sua capacità d’intendere e di volere. Nell’ultima udienza, l’11 novembre, al termine della requisitoria, i pubblici ministeri avevano formalizzato la richiesta di ergastolo: «Impagnatiello ha confermato la sua responsabilità, ammettendo i fatti quando aveva le spalle al muro, anche se ha tentato ancora una volta di manipolare la realtà dei fatti. La sua non è una confessione spontanea, ma ha parlato quando gli indizi erano schiaccianti».

La pubblica accusa aveva poi lanciato un appello ai giudici, pregandoli di non lasciarsi manipolare dal barman, che presenta un disturbo narcisistico, come evidenziato dalla perizia: «Le sue ricerche sul web sono inequivocabili. Ha premeditato prima l’avvelenamento e poi l’omicidio mettendo in scena l’allontanamento. Ricordiamoci che stiamo parlando di un imputato che ha convinto Giulia a non abortire, e poi ha negato che fosse suo figlio fornendo falsi certificati del DNA e l’ha ammazzata perché lei voleva continuare la gravidanza». Stamattina, infine, l’ultimo atto del primo grado di giudizio.

L’omicidio di Giulia Tramontano

Dalle indagini preliminari, svolte dai carabinieri e dalla Procura di Milano, è emerso che Impagnatiello avrebbe somministrato a Giulia del bromadiolone, anticoagulante tra i più tossici, per mesi, nel tentativo di avvelenarla. La ventinovenne agente immobiliare aveva spesso avvertito forti bruciori di stomaco e, come aveva raccontato a sua madre, un sapore strano nell’acqua da lei bevuta.

A maggio 2023 aveva scoperto la relazione parallela del compagno con una collega, al quale lui raccontava una serie di bugie: le avrebbe anche mostrato un test del Dna falso per convincerla che il bambino di Giulia non fosse suo. Le due si erano incontrate il 27 maggio fuori dal bar dove Impagnatiello lavorava; poi, Giulia lo aveva contattato, facendogli sapere di essere a conoscenza del tradimento. Una volta tornata nel loro appartamento, era stata accoltellata più e più volte dal fidanzato, morendo dissanguata. Una volta deceduta, l’uomo aveva tentato di disfarsi del cadavere, dapprima provando a bruciarlo nella vasca da bagno, poi trascinandolo in un garage e, solo in ultimo, nascondendolo in un’intercapedine, avvolto in dei sacchi neri.

La famiglia di Giulia presente al verdetto

Il verdetto, arrivato proprio oggi, 25 novembre, nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è stato accolto in silenzio da Alessandro Impagnatiello, che è apparso impassibile. I funzionari e i cancellieri del Tribunale di Milano hanno portato in aula un sacchetto con scritto «Un pensiero per Giulia e il suo bimbo mai nato». «Si tratta di una pianta di rose bianche» – hanno spiegato – «La daremo alla mamma».

Subito dopo il verdetto, Loredana Femiano è scoppiata in lacrime ed è stata abbracciata dal marito Franco, dalla sorella di Giulia, Chiara, e dal fratello Mario. Chiara ha dichiarato: «Questo caos che lei ha creato è l’opposto di quello che avrebbe voluto. Lei entrava in punta di piedi nella vita delle persone. Lei era rara: anche nel momento in cui il suo cuore era distrutto ha pensato a un’altra donna che poteva aver vissuto la stessa situazione». Così Chiara Tramontano, sorella di Giulia, dopo la sentenza di condanna all’ergastolo per Alessandro Impagnatiello. «Era presente, ma mai rumorosa. Era silenziosa. Quando sei così sensibile in questo mondo violento, sei la preda per il leone. Giulia è tutto questo, un’anima gentile».

Federica Checchia

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