Cronaca

Alfie è ancora vivo dopo 9 ore di distacco dal respiratore

Tutta la notte i genitori hanno praticato la respirazione bocca a bocca perchè i medici hanno tolto al bambino  l’ossigeno dalle macchine

Il piccolo Alfie Evans è ancora vivo dopo essere stato staccato dal respiratore ieri sera alle 22:30, ora inglese. Ma il bambino di 9 mesi, affetto da una malattia neurodegenerativa  e al centro di un’aspra battaglia legale, ha resistito e ormai respira da solo da ben 9 ore. “Dicevano che stava soffrendo e invece non soffre anche senza respiratore” ha affermato suo padre Tom, per poi aggiungere che “entro un paio d’ore” avrà sicuramente bisogno di “sostegno” per poter continuare a sopravvivere. Poi ha confessato che suo figlio non ha ricevuto né cibo né acqua per ben 6 ore, ma ora è stato idrato. Continua ad affermare, ai media inglesi, che i medici inglesi sono sbalorditi dal fatto che il bimbo stia ancora “lottando”. Lui stesso e la moglie -riferiscono fonti vicine alla famiglia- gli avrebbero praticato la respirazione bocca a bocca durante la notte.

Sarebbero ancora in atto i contatti diplomatici per far sì che Alfie possa essere riattaccato al respiratore.

Anthony Hayden, giudice della corte d’appello britannico, alcuni giorni fa aveva sottoscritto il verdetto che autorizza i medici di Liverpool a staccare la spina, ed ora è irremovibile dalla sua decisione dopo un’ultima consulta con i legali delle parti e un confronto al telefono con gli avvocati della famiglia in Italia, coinvolti a seguito della concessione della cittadinanza italiana ad Alfie.

Ieri, infatti, il Ministro degli Esteri Alfano e il Ministro degli Esteri Menniti hanno concesso la cittadinanza italiana al piccolo, in modo tale da avere la speranza che il bambino venga immediatamente trasferito in Italia per essere assistito.

Papa Francesco, intervenuto di nuovo sulla questione, ha postato un nuovo tweet:  “Commosso per le preghiere e la vasta solidarietà in favore del piccolo Alfie Evans – afferma -, rinnovo il mio appello perché venga ascoltata la sofferenza dei suoi genitori e venga esaudito il loro desiderio di tentare nuove possibilità di trattamento”. Il pontefice aveva ricevuto in udienza la settimana scorsa papà Tom e aveva chiesto all’ospedale Bambino Gesù di cercare a tutti i costi di portare il piccolo Alfie in Vaticano.

“Mio figlio appartiene all’Italia, io sono qui e qui resto, continuo a lottare come Alfie continua a lottare. Io amo Alfie, amo Kate (la mamma del piccolo) e non mi arrendo”.  Tom non si dà per vinto e davanti ai media stanziati all’entrata dell’ospedale di Liverpool afferma proprio questo. A sostenerlo dei manifestanti, che sventolano insegne del cosiddetto ‘Alfie Army’, contro la decisione della magistratura britannica di autorizzare i medici a staccare la spina e  il Presidente del Bambino Gesù Mariella Enoc che ha appena lasciato il luogo dov’è ricoverato il bambino. 

 

Claudia Colabono

 

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