Andrea Purgatori era morto a 70 anni a causa di un’endocardite, cioè un’infiammazione dell’endocardio, il tessuto che riveste la superficie interna del cuore. I suoi figli avevano denunciato i quattro medici che lo avevano in cura sostenendo che durante le terapie ci fossero stati errori e negligenze, sbagliando la diagnosi e sottoponendolo a trattamenti non adeguati. Nel disporre il rinvio a giudizio dei medici sotto accusa il giudice dell’udienza preliminare ha risposto anche alle diverse eccezioni di nullità che erano state presentate dalle difese. Secondo il capo d’accusa i medici dovranno rispondere di “imperizia, negligenza e imprudenza” nelle cure di Andrea Purgatori deceduto a causa di una endocardite infettiva.
Per gli inquirenti, in particolare, un errore fatale fu quello commesso dai neuroradiologi che non refertarono correttamente l’esame della risonanza magnetica eseguita l’8 maggio 2023, due mesi prima del decesso di Purgatori che da tempo conviveva con un tumore ai polmoni. Nella perizia medico-legale eseguita sul corpo del giornalista si parla di “una catastrofica sequela di errori ed omissioni”.
La giudice ha rinviato a giudizio quattro medici che avevano in cura il giornalista Andrea Purgatori
La giudice per l’udienza preliminare (gup) di Roma, Paola Petti, ha rinviato a giudizio quattro medici che avevano in cura il giornalista Andrea Purgatori, scomparso nel luglio del 2023. Sul banco degli imputati finiranno il radiologo Gianfranco Gualdi, il suo assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, entrambi della sua équipe, insieme al cardiologo Guido Laudani. A tutti e quattro viene contestato il reato di «omicidio colposo». Il processo è stato fissato per il 12 gennaio prossimo.
Le parole dei legali della famiglia
«Massima soddisfazione per il rinvio a giudizio di tutti gli imputati e delle cliniche private», afferma l’avvocato Alessandro Gentiloni Silveri, legale della famiglia. «Una decisione che conferma la convinzione che nella gestione sanitaria di Andrea Purgatori siano stati commessi a diversi livelli gravi errori». Il giornalista di La7, pur avendo un tumore, avrebbe potuto avere, secondo le accuse, «un’aspettativa di vita più lunga». La Procura, sulla base di una consulenza tecnica da essa commissionata, sostiene che gli furono diagnosticate metastasi cerebrali in realtà inesistenti, mentre altre manifestazioni della malattia sarebbero state trascurate.





