Cultura

Alighiero Noschese l’uomo dalle mille voci

Showman comico e attore

Alighiero Noschese, l’uomo che di voci imitate ne aveva in realtà 96, era noto per essere il perfetto imitatore. E’ il primo artista che ottenne l’autorizzazione ad imitare politici in televisione. Molti furono i programmi a cui partecipò: Doppia coppiaFormula dueCanzonissimaCiao ’68!La prova del nove, Ma che sera. Ha imitato personaggi del calibro di Mike Bongiorno, Gianni Morandi, Alberto Sordi e Marco Pannella.  Il 3 Dicembre 1979 all’età di 47 anni Noschese si spara in testa nella clinica romana dove era ricoverato.

La carriera di Alighiero Noschese

Aighiero Noschese e Edda de Bellis
Alighiero Noschese e la moglie Edda de Bellis

Nasce a Napoli il 25 Novembre del 1932, da ragazzo frequenta l’università di giurisprudenza. La sua bravura come artista venne fuori già in epoca scolastica. Si narra che sostenne gli esami orali imitando le voci di Totò e Amedeo Nazzari. Comunista convinto, si vocifera appartenesse ad alcune logge massoniche. Viene assunto da Vittorio Veltroni nel giornale radio della Rai. Inizierà successivamente a lavorare in teatro e pochi anni più tardi approdò in televisione con il Dottor Antonio del 1954. La prima imitazione riguardante il mondo politico avviene in Scanzonatissimo di Dino Verde. Piacque subito anche ai politici stessi.

Nel 1963 partecipa al film  “I due della legione” affiancato da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nel quale interpreta il sultano Mustafà. Gira nello stesso periodo “Obiettivo ragazze”, film a episodi di grande successo interpretando un marinaio napoletano ipnotizzato da un mago ciarlatano. Sempre nel ‘63  Alighiero ottiene una parte in “Cantatutto” e ne “La trottola” del 1965 dove imiterà Catherine Spaak e Alberto Sordi. Successivamente lo ritroviamo ne “La prova del nove” e in “Sabato sera”. Nel 1966 viene premiato al Sistina con la terza Maschera d’argento. Recita anche in un lungometraggio “ Mercanti di vergini” nel 1967 . In questi anni nasce una profonda amicizia con il Maestro Federico Fellini, padrino di battesimo di suo figlio e suo grande ammiratore. Alighiero era stato spesso doppiatore per Fellini. Il regista aveva progettato addirittura di raccontare Noschese in un documentario.

Il successo di un grande artista

Il successo esplode nel 1968 con il programma Ciao,68! Nel 1969 partecipa a Doppia Coppia dove imita l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Fu un grande trionfo. Curioso fu l’aneddoto per il quale proprio Leone lo incoraggiò nell’imitazione. Il Presidente e l’imitatore infatti si conoscevano già da diverso tempo. Noschese era stato suo allievo proprio ai tempi dell’università a Napoli. Alighiero era perfetto, non sbagliava un colpo. Le sue imitazioni non erano identiche solo nel rispecchiare la voce dell’interessato ma anche la postura del corpo, il modo di gesticolare e le smorfie erano uguali all’originale. Ne conseguì una moda per la quale si dice che furono i politici stessi e i personaggi dello spettacolo ad ambire e a richiedergli un’imitazione. Essere imitati da lui significava essere dei personaggi importanti. Ricordiamo l’imitazione impareggiabile e fedelissima all’originale di Mario Pastore con il suo indimenticabile “Mi dicono che no è vero”. Noschese non era mai volgare, la sua satira non offendeva ma centrava sempre l’obbiettivo.

 La carriera di  Noschese prosegue  con Canzonissima del 1971, presentata da Raffaella Carrà e Corrado Mantoni e subito dopo in Formula Due con Loretta Goggi nel 1973. Imita alla perfezione fra gli altri: Luigi Preti, Ugo la Malfa, Marco Pannella, Ruggero Orlando, Mike Bongiorno, Alberto Sordi, Gianni Morandi e Giulio Andreotti.

Il dominatore delle voci fra la malattia e il suicidio

Si Sposa nel 1963 con un’ex impiegata del Parioli. Ha due figli Antonello e Chiara. Divorzierà nel 1974 e iniziò ad ammalarsi di depressione. La separazione dalla moglie lo aveva profondamente scosso. Successivamente ruppe con la Rai , i motivi non saranno mai svelati. Lavora per alcuni enti privati e per quinta rete, che diventerà poi Italia uno, con lo spettacolo A letto con… Dopo quattro anni di assenza sulle scene decide di partecipare e al programma televisivo Ma che sera con Raffaella Carrà del 1978. L’anno successivo decide di farsi ricoverare per curarsi dalla depressione ma il 3 dicembre 1979 si suicida sparandosi un colpo in testa proprio nella clinica dove era in cura. Pare che lo stesso giorno avesse scoperto per puro caso di essere malato di cancro. Stava preparando lo spettacolo “L’inferno può attendere”.

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