Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una figura la cui memoria è sopravvissuta al pregiudizio che la circondava e le cui opere hanno avuto negli ultimi anni il giusto riconoscimento. Il suo nome è Alma Karlin e questa è la sua storia
Alma Karlin, emanciparsi dalla cultura patriarcale

“All’epoca il tedesco era la lingua più parlata a Celje, soprattutto tra le élite intellettuali. Quindi, seppur di origini slovene, i genitori di Alma decisero di crescerla nella cultura e nella lingua tedesca” . Così come riportato da Osservatorio balcani e caucaso transeuropa, Jerneja Jezernik, traduttrice e curatrice delle opere di Alma Karlin, racconta le origini di questa dimenticata e vituperata scrittrice da lei riscoperta per puro caso negli anni 80′. Quando nacque nel 1889 Celje faceva infatti parte dell’impero austroungarico e il padre della Karlin era un ufficiale imperiale in pensione che non esitò a spingere la figlia a sviluppare le sue curiosità al contrario di un’asfissiante madre. A questo si aggiunsero limitazioni fisiche come un idrocefalo ed un parziale paralisi al lato sinistro che contribuirono a far nascere ad aumentare il pregiudizio della gente verso la piccola Alma Karlin
Quest’ultima però non si arrese alle difficoltà imposte dalla sua diversità ma imparo ad accettare il suo corpo e sfruttare le sue innate capacità come quelle dell’apprendimento delle lingue. Lo studio di quest’ultime fu per la Karlin un momento di grande evasione da una società chiusa e patriarcale. Imparò così l’inglese e il francese divenendo amante di Victor Hugo e ammiratrice di Voltaire. Nel 1907 superò in un istituto di formazione per insegnati l’esame di francese con il massimo dei voti e poi quello di inglese. Successivamente partì con la madre per un viaggio a Parigi dove finalmente potè vedere da vicino tutte quelle cose che aveva conosciuto solo sui libri e visitare la tomba della sua guida intellettuale Voltaire al Pantheon di Parigi.
I grandi viaggi
Nel 1908 si trasferì a Londra con la madre. Grazie alle sue capacità e abilità nelle lingue potè lavorare come traduttrice. In Inghilterra studiò ancora lingue ottenendo otto nuove certificazioni presso la Royal Academy di Londra. Poi allo scoppio della prima guerra mondiale, poiché considerata appartenente ad un paese nemico, Alma Karlin fu costretta a lasciare l’Inghilterra e a tornare a Celje. Qui, dopo la guerra, decise inizialmente di aprire una scuola di lingue ma ormai la piccola città dove era cresciuta le stava sempre più stretta. Per questo con i soldi messi da parte, nel 1919 partì da Genova per un viaggio lungo 8 anni che le fece girare il mondo facendola arrivare tra l’altro negli Stati Uniti, in Cina, in Giappone ed in diverse mete esotiche. Con lei solo Erika, la sua inseparabile macchina da scrivere e il suo dizionario multilingue da lei ideato e mai terminato.
Durante tutto questo periodo si mantenne come corrispondente di viaggio e traduttrice. La Karlin conosceva infatti ormai anche idiomi poco usuali come il russo, il cinese e il giapponese. I suo articoli furono molto apprezzati perchè accanto al racconto straordinario dei paesi che visitava e delle culture con cui veniva in contatto apponeva le sue più intime riflessioni. Quegli otto anni furo anche occasione per Alma Karlin di vivere quella libertà che tanto anelava, raccogliere tanti oggetti provenienti da paesi diversi in una particolare collezione e scrivere i suoi diari di viaggio.
Ritorno a casa
Solo nel 1927, poiché la madre era in punto di morte, Alma Karlin tornò a Celje. Continuò a mantenersi come traduttrice e giornalista ma a causa degli scarsi guadagni nel 1934 andò a vivere con l’amica e illustratrice dei suoi libri Thea Schreiber Gamelin. Questo fece sorgere non poche accuse di omosessualità nei suoi confronti da lei sempre negate.
La seconda guerra mondiale e l’oblio
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale la Jugoslavia cadde in mano nazista. Negli anni 40′, sotto l’occupazione tedesca, la Karlin venne prese di mira per sue idee antinaziste, deportata a Maribor in attesa di arrivare a Dachau. Venne salvata però dall’intervento della Gamelin che attivò tutte le sue conoscenze in Germania. Alma Karlin si unì in seguito alla Resistenza partigiana nonostante le sue idee anticomuniste. Con la fine della guerra e l’avvento della Jugoslavia di Tito la Karlin finì nell’oblio e nella dimenticanza perchè osteggiata dal nuovo regime a causa delle idee anticomuniste. Morì povera nel 1950 e di lei rimase solo l’idea di usare il suo nome come spauracchio per bambini prima della sua riscoperta nel 1980. Ora a Celje è presente una statua in sua memoria.
Stefano Delle Cave
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