Nello spazio di Letteralmente Donna una donna eccezionale cha ha dato un contributo importante al mondo della genetica con le sue scoperte scientifiche. Il suo nome è Barbara McClintock è questa è la sua storia.

Barbara McClintock, genetista nonostante donna

Lo spazio di LetteralMente Donna è dedicato a Barbara McClintock, fonte youtube.com
Barbara McClintock, fonte youtube.com

Non è importante quello che devi essere, ma ciò che sei”. Questa, come riportato da Enciclopedia delle donne, è la frase che ripetevano sempre i genitori di Barbara McClintock. Una lezione che una donna colta e ostinata come la McClintock ha fatto sua pur prendendo le distanze dalla madre. Quest’ultima non voleva farla studiare all’università perchè temeva che la troppa istruzione della figlia ostacolasse un futuro matrimonio felice. La McClintock non si arrese e grazie alla spinta materna, pur tra diverse difficoltà, s’iscrisse all’università. Infatti, appassionata di scienza si dan giovanissima, avrebbe voluto seguire la sua passione verso la genetica ma i corsi di questa materia all’Università Cornell dove si era iscritta erano pochi ed erano nel Dipartimento di miglioramento vegetale e il loro accesso era vietato alle donne.

La McClintock risorse il problema iscrivendosi a Botanica e specializzandosi in citologia, lo studio delle cellule, portando genetica come materia accessoria. Dopo la laurea, grazie alla sua bravura lavorò alla Cornell come ricercatrice, poi come professoressa assistente nel Missouri ed infine ottenne il dottorato di ricerca e si trasferì a Washington al Carnegie Institute of Technology. Negli anni 40′ la Mclintock concentrò i suoi studi sui i cromosomi di mais danneggiati dai raggi x e successivamente sulle mutazioni di cromosomi. Portò avanti i suoi studi grazie alle sue grandi capacità di osservazione al microscopio per cui scrisse di lei Evelyn Fox Keller, che “era in sintonia con l’organismo” da lei osservato

La scoperta dei trasposoni

“La cosa importante è sviluppare la capacità di vedere che un seme è diverso dagli altri, e capire perché e in che cosa consiste questa differenza. Se qualcosa non torna, c’è una ragione, e si tratta di scoprirla. Ciò che per gli altri è frutto di immaginazione o di speculazione, per me è questione di allenamento alla percezione diretta. […] Occorre avere il tempo di guardare, la pazienza di ascoltare ciò che le cose hanno da dire”. Queste parole di Barbara McClintock ci fanno comprendere quanto il suo approccio si allontanasse dal metodo scientifico dell’epoca per uno più intuitivo.

Questo le procurò diverse antipatie nel mondo scientifico da cui la accusa di essere “intimidatoria” e “difficile da avvicinare” ma anche di conquistare diversi riconoscimenti nella sua vita. Nel 1944 divenne, come terza donna nella storia, membro dell’Accademia americana delle scienze e nel 1945 la prima presidente donna della Genetics Society of America. Questo però non la esentò dall’essere criticata per la sua più grande scoperta scientifica pubblicata nel 1951: i trasposoni

Una grande rivalutazione

Si tratta di geni mutevoli presenti nei cromosomi che determinano diversità e differenze da un essere vivente all’altro. Barbara McClintock era giunta a queste rivoluzionarie conclusioni studiando il mais ma non fu capita dal mondo scientifico dell’epoca ancorato alla genetica fissa e alle semplici regole di Mendel. A questo si aggiunse il fatto che a fare questa preziosa scoperta fosse stata una donna. Le donne all’epoca infatti erano molto sottostimate in quest’ambito. Solo nel 1963 con la scoperta del DNA, della sua struttura a doppia elica e della trasposizione genetica, gli studi della McClintock iniziarono ad essere rivalutati. Il giusto merito per la notevole scoperta fatta la celebre scienziata finalmente arrivò.

Nel 1967 ricette il premio Kimber per la genetica, poi la medaglia Morgan per la genetica e diverse lauree ad honorem. Infine nel 1981 ebbe tre importantissimi premi come il Wolf, il Lasker e il MacArthur alla carriera. Premi che preludevano ad un Nobel alla Medicina finalmente ricevuto nel 1983, come una delle poche donne a riceverlo da sola, 32 anni dopo le sue importantissime scoperte genetiche.

Stefano Delle Cave