Musica classica e rap sono due mondi inconciliabili, a detta di molti. Non solo per le pur melodie e sonorità, ma anche per l’immaginario culturale fatto di personalità, abitudini e fisicità differenti. Nonostante ciò, la musica è universale non solo perché è un linguaggio comune a tutti gli esseri umani della Terra, ma anche perché nasce da una stessa radice: l’esigenza di farsi sentire e di connettersi con l’altro. Alla luce di questo, musica classica e rap sono davvero due emisferi così lontani? 

Nas, il singolo I Can

Nas nel suo brano I Can del 2003 riesce a creare qualcosa di unico. Il rapper di Brooklyn, New York, campiona uno dei pezzi più famosi della musica classica, ovvero Per Elisa di Ludwig van Beethoven. Una canzone che grazie alla base classica e il rappato diventa un inno per i giovani. Tra la batteria e il piano, il messaggio di speranza arriva al pubblico forte e chiaro. 

Gimme Some More

Una traccia incredibilmente energetica e che dimostra tutta la forza del rap con la musica classica è Gimme Some More di Busta Rhymes (1998). Il cantante nel brano, infatti, campiona il Concerto in D maggiore per chitarra e archi di Antonio Vivaldi. Il tema classico ben si sposa con il rappato dell’artista, aggiungendo un tocco drammatico e intenso alla canzone. 

Hate me now

Nas e Puff Daddy nel 1999 pubblicano Hate Me Now, brano che campiona il O Fortuna dei Carmina Burana di di Carl Orff. Il compositore tedesco, infatti, negli anni ’30 musica più di 20 produzioni religiose medievali, tra cui il O Fortuna, testo goliardico in latino medievale. Nas e Puff Daddy in questo brano usano il campionamento classico per un messaggio chiaro: paragonare i loro sacrifici e la loro missione come artisti all’esodo doloroso di Gesù Cristo, morto per salvare l’umanità.

Impossibile 

Un produzione cupa dove il rap emerge con forza. Il brano Impossibile di Wu-Tang Clan del 199 prodotto da RZA campiona la Sonata per Piano numero 8 di Beethoven. Il compositore classico incontra il gruppo musicale e denuncia l’ingiustizia sociale, la povertà, la violenza nelle strade americane. Dove a causa della violenza quotidiana la speranza sembra svanire, la dolcezza della musica classica ci ricorda che esiste qualcosa in cui credere. 

Esperimenti a favore della contaminazione

La musica classica e il rapper quindi non sono due mondi del tutto separati, anzi. Hanno un grande elemento in comune, ovvero la carica emotiva e l’intensità della sonorità. Quello che colpisce che questo tipo di sperimentazione fosse più comune nel mercato discografico negli anni ’90, momento in cui il genere rap, soprattutto quello statunitense stava vivendo il suo periodo d’oro. Oggi tali esperimenti piacciono di meno e un’ipotesi dei motivi potrebbe essere la fine delle barriere musicali a favore della contaminazione. Il rap puro non esiste più, il pop ormai è parte di ogni genere.

Layla Perroni