Un attentatore suicida ha ucciso almeno 31 persone e ne ha ferite 169 durante la preghiera del venerdì in una moschea musulmana sciita nella capitale pakistana Islamabad, hanno riferito le autorità. Si è trattato dell’attacco più mortale nel Paese dal gennaio 2023, quando un’esplosione in una moschea nella città nord-occidentale di Peshawar uccise più di cento persone.
Il luogo della strage è una moschea sciita. Il Pakistan è un Paese a maggioranza sunnita, ma quella sciita è un’importante minoranza, che si stima rappresenti tra il 10 e il 15% della popolazione. In passato, attacchi contro i musulmani sciiti sono stati rivendicati dai terroristi dell’Isis. Finora però nessun gruppo ha denunciato la responsabilità della strage nella moschea Khadija al-Kubra del quartiere di Tarlai Kalan, nella periferia sud di Islamabad.
Il ministro della Difesa pachistano sostiene che il presunto attentatore “andava e veniva dall’Afghanistan”, mentre il ministero degli Esteri dei talebani di fatto al potere in Afghanistan dice di “condannare” l’attacco. Negli ospedali di Islamabad è stato intanto istituito lo stato di emergenza e le autorità pachistane esortano i cittadini a donare il sangue. Reporter dell’Afp sul posto raccontano che nella clinica dell’Istituto Pachistano di Scienze Mediche sanitari e passanti aiutavano a far scendere da ambulanze e veicoli i feriti con i vestiti intrisi di sangue.
Le prime indagini sull’incidente avevano puntato il dito dei sospetti contro i talebani pakistani, o Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), secondo quanto riferito da fonti della polizia, ma i TTP hanno rilasciato una dichiarazione affermando di non avere “alcun collegamento” con l’attacco di venerdì.
“Gli obiettivi del Tehreek-e-Taliban Pakistan sono chiari e ben definiti: le istituzioni di sicurezza del Pakistan e i loro collaboratori”, ha aggiunto.





