Papa Leone XIV, accettando la Liberty Medal del National Constitutional Center alla vigila del 250esimo anniversario dalla Dichiarazione d’Indipendenza, si è collegato virtualmente con Philadelphia, mandando un messaggio, neanche troppo velato. “Negli ultimi 250 anni, per tante popolazioni in tutto il mondo è stata ferma la determinazione a realizzare la nobile visione dei padri fondatori a rendere l’America sinonimo di libertà, mentre il Paese apriva le porte a ondate successive di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione“, ha detto il pontefice.
“Fu proprio questo stesso amore per la libertà a ispirare gli Stati Uniti nelle ore più buie del secolo scorso”, ha aggiunto, riferendosi al tempo delle guerre mondiali quando gli Usa hanno “guardato oltre se stessi e, a costo di grandi sacrifici” hanno “difeso la causa della libertà oltre i propri confini”.
Prevost auspica “un dibattito pubblico caratterizzato da moderazione” e richiama quella “unità” che “ha dato forza” al sogno americano. Sebbene l’amministrazione statunitense avesse invitato il Papa per i festeggiamenti del 4 luglio, Leone XIV ha preferito militare altrove. Domani mattina, proprio nel giorno dell’indipendenza americana, sbarcherà a Lampedusa, la stessa isola in cui nel 2013 Papa Francesco condannò la “globalizzazione dell’indifferenza” di fronte ai drammi dei migranti.
Riguardo alla presenza di Papa Leone a Lampedusa, prevista per sabato, si è espresso monsignor Alessandro Damiano, arcivescovo della diocesi di Agrigento: si tratta di “un messaggio chiaro“, di “una carezza a quegli uomini e a quelle donne che a Lampedusa hanno trovato la fine del loro viaggio” e di un “messaggio” anche contro la “remigrazione”, all’interno di un “percorso” che “il Papa sta facendo e che ha portato avanti soprattutto in queste ultime tappe, le Canarie e la visita alla memoria di madre Cabrini a Pavia”.




