Amanda Bonini è stata l’ultima compagna di Pino Daniele, colei che gli ha tenuto la mano fino al momento della sua tragica morte. Amanda Bonini è una maestra delle scuole elementari e all’epoca stava vivendo una serena relazione con Pino Daniele. Poco tempo prima di morire, l’artista partenopeo aveva speso parole meravigliose sulla compagna, lodandola per avere gli stessi suoi principi. “Lei è all’antica come me“, aveva detto, dicendo poi di voler credere ancora nell’amore anche dopo aver formato due famiglie. “Ho bisogno di un futuro fatto di certezze“, spiegava, “E la mia compagna la pensa come me“. Nel corso degli anni, Amanda Bonini non ha mai smesso di ricordare con dolore gli ultimi istanti di vita di Pino Daniele, raccontando di essergli stata vicino fino all’ultimo. “Pino era perfettamente cosciente“, ha spiegato Amanda Bonini ricordando quei tragici momenti. Quasi un decennio fa, il cantante aveva accusato un malore mentre si trovava a Magliano. I due si erano trasferiti lì da poco tempo per volere della compagna, che voleva rifuggire dal caos della Capitale e dedicarsi ad una vita più tranquilla. Mentre Pino Daniele stava male, Amanda Bonini ha deciso di portarlo in macchina fino a Roma, ma dato che le condizioni si facevano sempre più gravi si è poi fermata al Sant’Andrea dove c’era il cardiologo del cantante. “Era convinto che solo l’équipe del suo cardiologo lo avrebbe salvato“, ha spiegato Amanda Bonini, “Lui, e nessun altro, diceva, conosce le condizioni del mio cuore, sa come intervenire“. La donna ha continuato poi dicendo che durante il malore, Pino è rimasto sempre vigile tenendole la mano anche durante la corsa in ospedale. Lei guidava velocissima e lui non ha mai smesso di tenerla stretta a sè.

Amanda Bonini e le accuse per la morte di Pino Daniele

A chi la accusa di non aver saputo gestire la situazione, Amanda risponde: “Non lo abbiamo contraddetto per non farlo agitare di più. Pino era determinato e autoritario. Nessuno avrebbe potuto fargli cambiare idea”. In auto “diceva di sentire un formicolio alle gambe e pensava che fosse un ictus”. “Sono serena – conclude – perché ho rispettato la sua volontà. Ora mi sento come Cristo in croce. È stata una tragica fatalità. Quando mi sveglio la vita – dice Amanda che ha ripreso il suo lavoro di insegnante – è un incubo e a volte penso che non vorrei svegliarmi più”. Poi precisa che nella casa di campagna in Toscana “c’erano, oltre ai due figli più piccoli di Pino e alla sua figlia più grande, Cristina, anche i miei, Francesco 18 anni, che su mio ordine ha chiamato l’ambulanza dal cellulare, ed Eleonora, 15 anni”. Ambulanza che, una volta arrivata, fu rimandata indietro perché Amanda e Pino erano già in auto per raggiungere Roma.