Pino Daniele, uno dei più grandi cantautori della storia della musica napoletana e italiana, avrebbe oggi compiuto 68 anni. Chitarrista e compositore italiano, Giuseppe Daniele ha avuto una formazione blues e ha collaborato con i più grandi artisti italiani, come Franco Battiato, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Claudio Baglioni, ma anche dallo spessore internazionale come Eric Clapton.
Il suo stile del tutto particolare deriva da diverse influenze: la sua formazione muove i primi passi dal blues, jazz e rock, sperimentando la creazione di un genere del tutto nuovo, carismatico, con elementi linguistici diversi, spesso opposti, ma in perfetta armonia.
Pino Daniele: la creazione del genere “Tarumbò”

È proprio così in effetti che nasce la sua identità musicale. Pino conduce un lungo processo di ideazione creativa, ispirandosi al suo vasto bagaglio musicale che coinvolge davvero tante fonti di ispirazione. Modelli vari, sia dal punto di vista prettamente musicale, che linguistico, che stilistico. In questa lotta artistica sono due però i generi che fanno da emblema culturale: la tarantella e il blues danno origine alla creazione artistica del genere tarumbó, da lui stesso definito tale. Nel 1982, dal disco “Bella ‘Mbriana”, lo stesso Pino delizia il pubblico con il pezzo che porta proprio il titolo “Tarumbó”. Un brano più unico che raro, dove l’artista, in maniera molto umoristica, fa una satira religiosa e non soltanto. Utilizza la parlesia, una sorta di comunicazione selettiva dal punto di vista linguistico utilizzata dai musicisti napoletani per attaccare duramente i prepotenti, la cattiveria e le persone che ignorano i problemi della gente, che potrebbero dare una mano, ma che la usano per coprirsi gli occhi e girarsi dall’altra parte.
Sono tanti i successi di Pino. Dalle prime note come bassista dei Napoli Centrale, fino alla fine degli anni 70, il cantautore partenopeo compie davvero un’ascesa fulminea della sua carriera. I primi album vengono da molti considerato come iconici, rappresentativi proprio del carattere identitaria dell’artista. Alcuni brani, in particolare Terra mia, Suonno d’ajere, ‘Na tazzulella ‘e cafè, Libertà e soprattutto Napule è, sono diventati un inno partenopeo in tutto il mondo.
La collaborazione tra Pino Daniele e Massimo Troisi: un regalo all umanità
Uno dei sodalizi più produttivi e meraviglio si panorama italiano è proprio quello tra Pino e Massimo Troisi. I due artisti hanno dato vita ad un patrimonio artistico che segna ancora oggi la storia culturale italiana. Dopo la pubblicazione dell’album Un uomo in blues, nel 1990 esce l’album Sotto ‘o sole, con i brani Quando e O ssaje comme fa ‘o core. Pino e Massimo erano profondamente legati da una delle amicizie più intense e sentite che un essere umano potrebbe avere in vita. Purtroppo entrambi iniziavano ad avere segni di cedimento alla malattia che aveva colpito il loro cuore. Nel 1992 parteciparono insieme al programma “Alta classe”, coinvolgendo tutto il pubblico con la loro incredibile ironia e la loro unica e pulita comicità. Proprio in quell’occasione, Troisi accusó ironicamente l’amico di avergli chiesto “Massimo, ho scritto una canzone, mi fai un film?”.
Il brano in questione era proprio “Quando”, in riferimento al film “Pensavo fosse amore… invece era un calesse”. O ssaje comme fa ‘o core era invece il testo di una poesia messa in musica da Pino, con un riferimento sempre umoristico alla loro malattia, quella stessa malattia che comunque li legava anche in questo, in una nota romantica. I due artisti, in vita e anche dopo la morte, hanno suscitato un fenomeno di massa molto forte: Napoli ormai gli annovera tra le loro colonne portanti, come Maradona, e non perde occasione per ricordarli, come simbolo della cultura partenopea nel mondo.
Maddalena Barnabà
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