Cinema

“Amarcord”: Fellini ricorda la sua infanzia nella sua Rimini degli anni ’30

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Un titolo che diede vita a un neologismo: “Amarcord”. Direttamente da quel dialetto romagnolo che per Federico Fellini sapeva di casa, “amarcord” vuol dire “io mi ricordo, ma ormai ha assunto il significato particolare di un ricordo nostalgico, di un melancolico riportare alla mente i tempi andati.

La pellicola del ’73 , infatti, inquadra con una distanza di almeno 40 anni, gli anni Trenta italiani. Gli anni che segnano un tempo di rivolgimenti politici per l’Italia e l’Europa. Gli anni in cui il regista dalla fama mondiale ha vissuto la propria infanzia, proprio nel piccolo centro di Rimini che è protagonista di questo film.

Trailer di “Amarcord” di Federico Fellini (1973)

“Amarcord”, un film senza trama per il ricordo personale di Fellini

Il film copre un intervallo di tempo di un anno esatto: da primavera a primavera nel bel mezzo degli anni Trenta. Questi 365 giorni sono scanditi dalle vicende, dalle micro-storie sul fondo della macro-Storia, degli abitanti dell’antico borgo di Rimini.

In mezzo a questa varia umanità portata sullo schermo da Fellini si muove Titta (Bruno Zanin), un adolescente che viene descritto agli occhi del pubblico tra il suo vivere il proprio risveglio sessuale e l’assistere agli equilibri di una famiglia eterogenea.

Una famiglia con un padre, Aurelio (Armando Brancia), sempre in conflitto con la madre Miranda (Pupella Maggio), uno zio parassita, un altro zio in manicomio ed un nonno che nel frattempo è talmente vivace che si prende persino delle libertà con la domestica.

Una scena da "Amarcord" di Fellini, Credits: Fimalcinema
Una scena da “Amarcord” di Fellini, Credits: Fimalcinema

Accanto a Titta, altri giovani s’impongono all’attenzione di spettatori e spettatrici con le loro ambizioni, i sogni, i deliri. E mentre la scena si affolla di altri personaggi di paese, ecco che scorgiamo la Storia che emerge nella rappresentazione del “sabato fascista” e del passaggio del transatlantico italiano Rex (fino ad allora il più grande mai costruito).

Una pellicola che condensa spirito malinconico, sguardo al passato e rappresentazione di un pezzo d‘Italia storica, amalgalgamandoil tutto con il talento registico di un Maestro come Fellini. Un salto nel passato che possiamo assecondare soffermandoci a guardare lo scorrere di questi fotogrammi e il loro aprire finestre su un segmento di storia, filtrato dallo sguardo nostalgico di chi, allora, c’era.

Debora Troiani

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Debora Troiani

Laureata in Lingue, Letterature, Culture e Traduzioni alla Sapienza, studio ora Editoria e Scrittura, con un curriculum orientato al giornalismo. Sono una grande appassionata di lingue e letterature straniere (soprattutto russa e tedesca), di teatro, cinema e in generale di forme d'arte impegnata che affronta temi sociali.

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